Sì, da 10 anni è solo il Pdl a difendere le doppiette

di Valerio Carrara*

Il concetto della caccia nasce con l'uomo ed è più che uno sport, una passione che viene tramandata da padre in figlio da generazioni e come tale non avrà mai fine.
Le recenti dichiarazioni sul Giornale di Maria Vittoria Brambilla relativamente al fatto che il Pdl «non sia più il partito delle doppiette» sono da ritenersi a titolo personale e non rappresentano il pensiero del Pdl che essendo tra l'altro un partito interclassista non può discriminare nessun cittadino onesto, come per altro sono i cacciatori, che possono vantare il primato di una fedina penale immacolata.
La caccia è di per sé trasversale. Non è quindi di destra, né di centro né tantomeno di sinistra. La realtà dei fatti dell'ultimo decennio fa sì che alcune forze politiche - in primis il movimento dei Verdi, animalisti ed ambientalisti - hanno preso posizione in merito e si sono schierati apertamente con il raggruppamento di centrosinistra: per cui la caccia è trasversale ma è il centrodestra che la tutela e la difende. Conosco numerose persone che di fronte alle scadenze elettorali hanno abbandonato l’estrema sinistra e non hanno avuto dubbi nel sostenere il centrodestra proprio perché questo raggruppamento li considera.
Non si dimentichi che questa passione, praticata da oltre un milione di cittadini (se si calcolano anche i non iscritti ad associazioni), ha un indotto molto importante, che trova la sua massima espressione nell'industria armiera della provincia di Brescia, che esporta oltre l'80% della produzione all'estero. L'indotto dà lavoro a oltre 45mila addetti nell'industria e numerosissime piccole aziende familiari si sostentano attraverso la caccia. Da tempo i cacciatori chiedono che si provveda alla armonizzazione della legge 157/82, meglio conosciuta come legge sulla caccia. Ciò per far sì che essa si adegui al resto d'Europa. Questa riforma è inserita nel programma di governo, che il Pdl e la Lega vogliono portare a termine.
Si tenga presente che in termini di consensi l'elettorato di riferimento tra praticanti, tiratori sportivi, indotto e industria manifatturiera esprime circa 4 milioni di voti. Questo non toglie che qualcuno stia ipotizzando che se la caccia non verrà tutelata dai partiti se ne crei uno dei cacciatori sulla falsa riga di quello già esistente in Francia dove esprime ben 6 deputati.
La categoria dei cacciatori è fatta in gran parte di persone appartenenti al cosiddetto ceto medio e di una parte di agricoltori, operai e pensionati. Solo una piccola parte si può permettere costose trasferte all'estero, dove - contrariamente al nostro Paese - si è capito che la caccia è un business che può portare valuta pregiata, in particolare nei Paesi dell’Est Europa, che la ospita con molto piacere.
Vorrei concludere sostenendo senza ombra di dubbio che i cacciatori si possono definire come i custodi della natura e le sentinelle dell'ambiente. Come potrebbe essere altrimenti? In un ambiente e in un ecosistema compromesso non si potrebbe esercitare alcuna forma di caccia. Per il futuro sarà importante avere un dialogo aperto e costruttivo con le associazioni degli agricoltori e dei coltivatori diretti per sviluppare sinergie e garantire loro, se necessario, dei contributi affinché si facciano colture che consentano lo sviluppo di selvaggina autoctona e tutelino quindi le biodiversità.
*Senatore, responsabile Dipartimento caccia del Pdl