Sì al piano-vaccini italiano

Approvato a Londra il progetto presentato dal Tesoro per finanziare la ricerca e l’acquisto di farmaci contro le epidemie nel Terzo Mondo

nostro inviato a Londra

Via libera del G7 al piano italiano per finanziare la sperimentazione di vaccini contro malattie endemiche che provocano ogni anno milioni di vittime nei Paesi più poveri. «Abbiamo accolto con favore il rapporto del ministro Tremonti - si legge nel comunicato finale del summit londinese -. L’Amc (Advance market commitments for vaccines, questa la denominazione tecnica del progetto) potrà rappresentare un forte meccanismo di mercato per sostenere la ricerca e lo sviluppo di vaccini per malattie che colpiscono i Paesi più poveri». Entro il prossimo summit G7 di primavera, a Washington, i rappresentanti dei sette ministri finanziari presenteranno un progetto pilota per un vaccino da sviluppare in breve tempo.
«L’approvazione del progetto ci rende molto orgogliosi - commenta Giulio Tremonti al termine della riunione -; oggi se sei povero sei anche ammalato; e ci sono mali che, con la vita, distruggono anche le prospettive di sviluppo di interi Paesi. Il nostro piano è di ribaltare queste condizioni, e lo facciamo attraverso un meccanismo di grande interesse finanziario, che introduce elementi di convenienza, per le case farmaceutiche, nell’investire sulla ricerca di vaccini. Come si dice: finanza creativa», aggiunge il ministro con una punta d’ironia.
In sintesi, l’Amc impegna i Paesi del G7 ad acquistare, a un prezzo garantito, i vaccini nel momento in cui diventano disponibili e vengono richiesti dai Paesi poveri. «Il rischio della ricerca, tipicamente industriale rimane; il rischio di mercato viene invece cancellato dall’iniziativa del G7», dice il ministro dell’Economia. Ma adesso l’attenzione si sposta su quale potrà essere il progetto pilota, su cui sperimentare l’efficacia del meccanismo finanziario approvato dal G7. Scelta obiettivamente non facile, che dovrà tenere conto di diversi fattori: i costi, l’impatto del male in termini di vittime, ma soprattutto il fattore tempo. Sarà necessario concentrasi sul vaccino che, secondo i ricercatori, potrà essere sviluppato più rapidamente: «Bisogna verificare in tempi brevi se lo schema produce risultati, poi possiamo allargare il meccanismo ad altre malattie e ad altri progetti», spiega Tremonti. Così, è probabile che l’attenzione del G7 si concentrerà su due-tre malattie (il rotavirus, il papillomavirus umano che colpisce soprattutto le donne, il pneumococco) i cui vaccini potrebbero essere sviluppati nell’arco di due-quattro anni. Il costo per lo sviluppo di uno dei tre vaccini è compreso fra il miliardo e il miliardo e mezzo di dollari, che i Paesi del G7 s’impegnano a coprire con un contributo fra i 250 e i 300 milioni annui. Queste tre malattie provocano, insieme, oltre due milioni di morti l’anno.
Partito come piano italiano, l’Amc ora diventa un progetto comune del G7. Entro pochi mesi, i «deputy minister» di Usa, Giappone, Germania, Canada, Regno Unito, Italia, Francia - il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli, per il nostro Paese - porteranno all’approvazione del Gruppo il progetto pilota. Saranno coinvolti centri di ricerca, studiosi, organismi internazionali come l’Oms e la Banca mondiale, e ovviamente le case farmaceutiche. «I latini chiamavano la medicina ars longa, l’arte lunga. Noi invece - conclude Tremonti - cercheremo di fare molto in fretta».