L'esperta in antiterrorismo:"Vi spiego dove l'intelligence francese ha fallito"

L'esperta in antiterrorismo, Sabrina Magris: "Per anticipare l’atto finale, bisogna lavorare per intercettare tutte le mosse che lo precedono. Questo per far si che attentati come quelli di Parigi non si ripetano mai più"

Immigrati bloccati dalla gendarmerie a Calais

La minaccia di possibile attentati terroristici in Italia e soprattutto a Roma, centro nevralgico della cristianità è sempre più reale. Dopo gli ultimi avvenimenti accaduti in Francia, ilGiornale.it ha intervistato, in esclusiva, la dottoressa Sabrina Magris docente in antiterrorismo, laureata in Psicologia investigativa in America e Presidente dell’Ecole Universitaire International, che ha analizzato e svelato con noi le falle dell’intelligence francese e gli errori da non ripetere per contrastare o almeno arginare la minaccia del fondamentalismo islamico.

A Parigi, l’Isis ha inferto un altro attacco mortale. Questa volta neanche le forze speciali e tantomeno i negoziatori, ai quali non è stata data nessuna possibilità di contrattare, hanno potuto evitare la strage di innocenti. Al massimo hanno cercato di contenerla. Di sicuro, non quanto l’episodio dello scorso 8 gennaio, sempre a Parigi, in cui forze speciali addestrate da voi, dall’ Ecole Universitaire International erano riusciti a liberare gli ostaggi. Cosa è cambiato da allora?

C’è stato un cambio di strategia. Strategia che noi avevamo già studiato e segnalato, sei mesi prima di quest’ultimo attacco. Viene definita dagli esperti, strategia del “lupo solitario strutturato” e come abbiamo visto a Parigi, consiste nell’attaccare contemporaneamente più luoghi e zone, così da destabilizzare le forze dell’ordine costrette a disperdere le forze. Luoghi che non sono solo punti sensibili ma bersagli casuali, imprevedibili. Si è mescolata la tecnica della guerriglia all’utilizzo del martirio, ecco perché il potenziale lesivo è ancora più alto e il numero dei morti è elevatissimo.

“Lupi solitari strutturati” perché hanno un programma ben definito e sono persone altamente preparate ad uccidere?

Certo. Vengono addestrati e preparati. Lo sbaglio più grande che si fa è pensare che questi lupi solitari, si radicalizzino all’Isis guardando su internet come si costruisce una bomba o come uccidere un infedele. Niente di tutto questo.Gli attentatori di Parigi sono stati addestrati separatamente, e fino all’ultimo momento, probabilmente l'uno non era a conoscenza dell'altro. Questi singoli lupi solitari, si sono messi in contatto con il loro compagno di attività, solo negli ultimi istanti prima degli attacchi. E' chiaro inoltre che quei quattro, cinque terroristi sapevano dove ognuno di loro, si sarebbe mosso e come avrebbe agito.

Ma è impossibile non pensare che prima di questo attacco, in Francia, non ci siano stati dei segnali d’allarme. Per un attentato del genere servono armi, esplosivo, denaro. Magari monitorando queste fasi scomposte si poteva riuscire a tracciare un’analisi del rischio o un analisi di ogni singolo attentatore. Dove è stato l’errore?

I servizi segreti e l’intelligence francese non hanno tenuto conto dei singoli “lupi solitari strutturati” . Non c’è stata un’analisi che abbia messo insieme queste singole persone. Ognuna di essa infatti avrà sicuramente avuto un attenzionamento per un motivo o per l’altro da parte delle forze dell’ordine. Uno di loro ad esempio era stato ripreso perché frequentatore assiduo di una moschea ritenuta luogo di propaganda del fondamentalismo islamico. Si poteva vedere chi era stato schedato o comunque segnalato. Così facendo si sarebbe potuta tracciare una linea che univa, anche se a distanza, questi singoli individui. Individui che anche se singolarmente, hanno creato un macroevento dalla potenzialità mortale e lesiva, altissima. Attentati come quelli di Parigi richiedono un livello organizzativo molto alto. La necessità di armi, esplosivi, e anche l'approfondita conoscenza delle zone, dei luoghi, sta a significare che oltre ai terroristi che hanno sparato o si sono fatti saltare in aria, ci sono state molte più persone coinvolte in questi attentanti. Bisognava aumentare il controllo e l’osservazione sul territorio per cercare di cogliere le tracce di questa rete criminale apparentemente, solo apparentemente, invisibile. Questi attacchi non si improvvisano dietro c’è un lavoro molto bene organizzato.

Nel mirino dell’Isis ora c’è Roma, già minacciata da tempo e centro nevralgico della cristianità non solo italiana ma a livello mondiale. Quanto è elevato secondo lei il rischio di un vero attacco ai danni della Capitale? E conoscendo la strategia di queste organizzazioni terroristiche pensa che avverrà prima o durante il Giubileo?

Diciamo che l’inizio e la fine di un evento sono di solito quelli più attenzionati. Parigi invece è stata colpita nella quotidianità, nonostante allo stadio ci fosse un partita dove era presente il Presidente Hollande e quindi, almeno li, le misure di sicurezza erano sì alte, ma a quanto pare inefficaci. Di certo però non credo che faranno attentati all’inizio del Giubileo, perché l’attenzione è massima e ce lo si aspetta. E’ probabile che un attacco possa avvenire in una giornata quotidiana, dove basterà anche solo una persona che si faccia esplodere. A Parigi il potenziale lesivo non è stato solo il kamikaze che si è fatto esplodere ma anche la strategia di aggiungere all'eplosivo dei chiodi e altri materiali letali, che hanno ucciso più persone, anche quelle più distanti dall’esplosione in sé. Oltre naturalmente gli uomini armati che hanno fatto irruzione nei ristoranti e luoghi pubblici della città.

Per il Giubileo accorreranno fedeli e turisti di tutte le nazionalità. Un attentato sarebbe un’ottima cassa di risonanza a livello mondiale per confermare la forza del Califaffato islamico che in un colpo solo riuscirebbe a colpire a livello mondiale, più nazioni, non trova?

Purtroppo confermo. Ogni pellegrino ucciso o ferito nella culla della cristianità , porterebbe di conseguenza, una ferita e un senso di insicurezza anche nel suo paese d’origine, qualunque esso sia. Un attacco terroristico a Roma, e quindi alla Chiesa andrebbe a colpire globalmente l’intera umanità e non solo a livello fisico, ma anche e soprattutto psicologico.

Un terrorismo sociale?

Si. Un terrorismo che va a colpire non solo i corpi delle vittime ma anche l’anima di tutte le persone che cominceranno ad avere paura di prendere un aereo, un treno o uscire semplicemente di casa per svolgere normali e semplici commissioni. Si andrebbe a colpire anche l’economia, esattamente come è accaduto dopo l’11 settembre in cui molte compagnie aeree hanno riportato perdite considerevoli e una diminuzione di incremento a livello economico. Un ‘azione di questo genere, soprattutto nella Capitale, andrebbe a modificare quello che è l’equilibrio di un paese, di uno stato sotto tanti punti di vista.

Dopo le minacce e gli ultimi fatti avvenuti, la conferma dell’evento del Giubileo a dicembre, è una scelta irresponsabile o un monito per non abbassare la testa di fronte all’Isis?

Credo un monito per non abbassare la testa e non veder limitata la propria libertà. Farsi sopraffare dal terrore è proprio ciò che loro vogliono. Con le dovute accortezze è giusto farlo, ma di certo non con le conoscenze che avevamo già e che ora si sono rivelate obsolete. Parigi ne è la conferma. Bisogna guardare oltre, entrare nella mente dei terroristi per combatterli e prevenirli.

A Roma, ma anche in tutta Italia, per quanto preparate le forze dell’ordine sono in numero inferiore rispetto all’esigenza, come potranno essere arginati, controllati attacchi terroristici al pari di Parigi?

Più che di alta tecnologia o di numero di forze dell’ordine, serve studiare, analizzare il nemico in maniera totalmente diversa da come lo si è fatto fino adesso. Bisogna mettersi in discussione e cercare di capire la vera strategia degli attentatori che non è più quella che poteva essere un tempo.

La capitale romana ha i suoi luoghi simbolo come San Pietro, Colosseo e Fori Imperiali. Ma Parigi, purtroppo a sue spese, ci insegnato che gli obiettivi sensibili possono essere altri. Lei dove apporterebbe maggiore sorveglianza?

I terroristi ormai giocano una partita al contrario. Fanno un’analisi di ciò che attuerebbero le forze dell’ordine. E anche a Roma. come a Parigi ho notato che sono stati disposti presidi davanti ai luoghi simbolo della città. Da un certo punto di vista è giusto, ma loro faranno esattamente il ragionamento contrario e come in Francia andranno di sicuro a colpire le zone meno battute dalle forze dell’ordine, le meno consuete. Ed è proprio attaccare lì, dove le forze dell’ordine non penserebbero mai il segreto del loro nuovo modo di agire.

Si deve mettere in campo un controllo fatto in modo diverso. Se si pensa di fare un monitoraggio con le conoscenze che avevamo già e che abbiamo appreso in precedenza, non serviranno a nulla. Quindi bisogna attuare un cambio che non sta nella fisicità delle forze di polizia o in chissà quali avanzate tecnologie, ma serve un cambio di mentalità. Una modifica e una predisposizione ad analizzare qualsiasi cosa senza preconcetti.

Gli aeroporti di Fiumicino e Ciampino potrebbero essere obiettivi sensibili?

C’è molta sicurezza ma è vero che parliamo di aree molto estese e non tutte possono essere allo stesso momento supervisionate. Inoltre, se ricordate bene, tempo fa c’è stato un evento all’aeroporto di Fiumicino, agli scali internazionali. Si è parlato di un guasto elettrico, ma la causa potrebbe essere benissimo stata anche una prova dei terroristi che non sono nuovi a queste cose. Dalle nostre ricerche infatti si è evidenziato come molte volte facciano delle vere e proprie prove sul campo per cercare di simulare, capire, la risposta dello Stato, delle forze dell'ordine, in cui attuano questo. Ecco l’incendio potrebbe essere stata una di queste prove. Inoltre da analisi sul territorio romano che abbiamo fatto, si è notato che la sicurezza non è così alta nemmeno nei luoghi simbolo. Nei Musei Capitolini, ad esempio c'è stata a nostro parere, una certa superficialità nei controlli.

Oggi più che mai si parla di bloccare alle frontiere i tanti migranti. Un’azione drastica che purtroppo non può conoscere vie di mezzo. Cosi facendo infatti resterebbero fuori sia i terroristi che i “veri” profughi di guerra. La verità sta nel mezzo?

A questo punto non credo si risolverebbe il problema. Nè per i possibili terroristi in entrata, né per quelli in fuga dal nostro paese. Un terrorista ora come ora, non arriverebbe certo via mare, con i barconi. Il pericolo di essere subito preso o di morire affogato in mare non è contemplato per loro. La maggior parte arriva infatti via terra. L’esplosivo usato per farsi esplodere dai terroristi pensate è arrivato dalla Bosnia. E da qui constatiamo anche come la zona nord est , crocevia da sempre di traffici di persone, di armi e droga , alla fine, anche questa volta sia risultata a loro utile e fondamentale. Una zona in cui non farebbero mai un attentato, perché gli serve sia per transitare indisturbati che per i loro traffici illeciti di droga e armi. I nuovi terroristi non sono certo ragazzini che vogliono emulare i grandi dell'' Islam per via delle informazioni che raccolgono dal web. Qui si tratta di persone gestite da vere e proprie organizzazioni le quali sono in possesso di ingenti quantità di denaro. Denaro che usano per prepararli e addestrarli al meglio sia a livello militare che a livello di strategie psicologiche. Non solo, grazie a documenti falsi, possono farli arrivare tranquillamente in aereo o treno Prepare un terrorista costa soldi, i vertici del Califfato non rischiano di perdere i loro uomini mandandoli a morire sui barconi.

Voi insegnate l’arte chiamiamola così della contrattazione, della diplomazia in generale al dialogo. Cosa è andato storto secondo lei sulla vicenda in India dei Maro?

Abbiamo attuato una strategia in cui però non si è tenuto conto del paese in cui i tempi, i modi e la giurisprudenza stessa sono diversi dai nostri. C’è stato forse una mancanza di vero dialogo con il paese in causa, Non certo per ammettere di aver sbagliato o per colpevolizzare i nostri Marò, ma solo per bilanciare la situazione, facendo in modo che si arrivasse ad una risoluzione più breve. Sottolineo comunque che sono i nostri Marò, sono italiani che ci rappresentano nel mondo e vanno riportarti a casa al più presto.

Quali sono i vostri prossimi progetti per arginare questi fenomeni e per sostenere le intelligence mondiali contro il terrorismo?

Monitoriamo in continuazione quello che possiamo definire il nostro nemico, proprio per cercare di capire al meglio le sue prossime mosse e strategie. Una su tutte è cercare di rendere i civili partecipi a questa situazione di emergenza Il singolo cittadino può aiutare le forze dell’ordine nell’osservazione capillare del territorio, notando movimenti strani, eventuali sospetti, tutta quella regia sotterranea che sta dietro ad attacchi come quelli di Parigi. Risvegliare le coscienze civiche e farle sentire parte di un grande progetto, tutto per il bene comune. Parlerò proprio di questo,insieme ad altri massimi esperti, il prossimo 24 novembre a Roma, nel corso di una conferenza cittadina per la sicurezza, ideata e programmata insieme a Fabrizio Santori, Consigliere Regionale del Lazio.

Avete mai pensato ad un addestramento specifico per creare delle vere e proprie spie, infiltrati, per attaccare al cuore di queste organizzazioni terroristiche?

Ovviamente. C’è un programma stilato da tempo, ma i costi sono molto elevati e noi che facciamo tutto a nostre spese, al momento non possiamo sostenerlo. Questo nonostante siamo gli unici in Europa per l’insegnamento di questi aspetti. Siamo un punto di riferimento mondiale per le metodologie non convenzionali legate al terrorismo e alla negoziazione di ostaggi Abbiamo sia una parte teorico-accademica che una pratico-operativa.

Immagino che una fonte di ricerca e di monitorizzazione del fenomeno sia anche e sopratutto il web, attraverso i social network ad esempio.

Proprio qualche giorno fa una nostra ricercatrice ha scoperto che su Youtube girano dei video, questo è il link https://www.youtube.com/watch?v=Eva5niNQHFo , dove un famoso personaggio dei cartoon emula i kamikaze e si fa esplodere durante una festa. Ancora non sono stati oscurati e tutto questo è gravissimo. Pensate ai bambini che vedono e assimilano queste informazioni. Speriamo che le istituzioni competenti si attivino per bloccare tutto questo

La nostra libertà è davvero in pericolo? Faremo la fine di Israele dove il terrore, la minaccia, regna quotidianamente? E ancora, c’è davvero un modo per difendersi da questi terroristi o l’unica cosa in cui sperare è di essere al sicuro, al posto giusto nel momento giusto?

Prevedere gli attacchi è sempre più difficile e di fatto il clima diventa sempre più teso. Per anticipare l’atto finale, bisogna lavorare per intercettare tutte le mosse che lo precedono. Guardando oltre il già detto e il già fatto. Questo per far si che attentati come quelli di Parigi non si ripetano mai più.

Commenti

Procivile

Mar, 17/11/2015 - 10:16

Purtroppo contro questo tipo di terrorismo tutto quello che è scritto nell'articolo vale ben poco. Dobbiamo capire che hanno agito in posti affollati e senza alcuna protezione. Qualsiasi persona che fosse entrata con un arma, anche una semplice pistola, avrebbe ucciso tantissime persone e forse sarebbe potuta fuggire senza essere presa (la pistola si nasconde facilmente). La polizia è intervenuta solo 2 ore dopo. Per fermare questo tipo di terrorismo occorre una risposta che sia immediata, sul posto.