Sacche di sangue scambiate Muore paziente cardiopatico

Trasfusione sbagliata in un ospedale di Verona. A farne le spese un pensionato di 65 anni, morto dopo 70 giorni di degenza in
ospedale. I medici: "Sicuramente abbiamo commesso un errore"

Verona - Ancora un errore umano in una corsia d’ospedale. E questa volta a farne le spese è stato un pensionato di origine piemontese da tempo residente nel Rodigino, che è morto dopo 70 giorni di degenza in ospedale. L’uomo, Giovanni Ferrante, 65 anni, il quattro gennaio è stato sottoposto a un intervento di cardiochirurgia in ospedale a Borgo Trento, un reparto ritenuto di eccellenza a livello nazionale. L’intervento per l’impianto di alcuni bypass cardiologici è andato bene, poi come spesso accade in questi casi è stata disposta una trasfusione di sangue.
Ma la sacca destinata al paziente è stata scambiata con quella di un altro degente sempre nel reparto di terapia intensiva della cardiochirurgia.

Non appena è cominciata l’infusione, l’«operatore» si è subito accorto dell’errore e ha sfilato l’ago dalla vena. Ma quei pochi centimetri cubi di sangue hanno scatenato una reazione immunitaria nel corpo dell’uomo. Nei 70 giorni di degenza il paziente è stato sottoposto ad altri tre interventi chirurgici, uno per problemi addominali, altri due per emorragia, l’ultima delle quali il 16 marzo ha portato il paziente alla morte.
Per ora il referto di morte parla di una generica «insufficienza multiorgano». Ma sarà l’autopsia, che dovrebbe venire eseguita domani a stabilire l’esatta causa di morte e se esiste un nesso di causalità tra la trasfusione sbagliata e la conseguente morte del paziente.

Da parte sua l’Azienda ospedaliera non appena avvenuto lo scambio ha incontrato i familiari del pensionato e ha spiegato loro cos’era successo, poi ha inoltrato al ministero la segnalazione ed ha già annunciato di farsi carico del risarcimento per l’errore. La magistratura stabilirà se esiste anche una responsabilità penale da parte dell’«operatore».
Per ora non si è in grado di stabilire se a sbagliare sia stato un medico o un infermiere. Il protocollo di sicurezza prevede che siano due le persone a controllare che l’etichetta identificativa del sangue corrisponda ai dati del paziente. Il direttore della cardiochirurgia Alessandro Mazzucco, in Svezia per un convegno, s’è detto spiaciuto per quanto accaduto, ma ha sottolineato quanto purtroppo siano frequenti episodi simili: «In 39 anni di professione nel mio reparto non era mai accaduto. Ma a livello nazionale gli scambi di sacche superano del 5% i casi in cui ci si imbatte trasfusioni infette», ha detto.
L'azienda ospedaliera di Verona, dove si effettuano 1500 interventi cardiaci e 20mila trasfusioni l'anno, ha ammesso la tragica fatalità, attribuendola senza dubbio ad un errore avvenuto nella fase finale della catena di sicurezza: quello cioè di controllo sulle targhette apposte alle sacche di plasma.