Sacra o dannata? La messa è solenne

Di Rossini, l’arcinoto operista della Gazza ladra (Giovacchino, all’anagrafe di Pesaro) si conosce ogni aria del bel canto. Si ascolta di tutto. O forse è meglio dire: quasi tutto. Se non fosse per le esigenze di certi enti culturali, come quella di proporre pagine diverse per smarcarsi dalle grandi istituzioni, le produzioni meno conosciute resterebbero nell’Ade. «La Petite Messe Solennelle? - fa eco Mario Valsecchi, coordinatore dell’istituto Civici cori di Villa Simonetta -. L’ho riscoperta anch’io. Ne ero rimasto sfavorevolmente colpito per una discutibile esecuzione, anni or sono, e invece...». La «Messe», che verrà eseguita domani alle 21 nella Chiesa dei SS. Angeli Custodi diretta proprio da Valsecchi (in scena quattro soli, il coro da camera dell’Accademia internazionale della musica, pianoforte e harmonium), è uno dei capolavori dell’ultima età rossiniana, insieme allo Stabat Mater. «Nella scrittura - spiega - ci sono riferimenti all’opera, ma anche all’antico, direi allo stile palestriniano». Poi l’uso di quell’harmonium dal sapore ottocentesco, la prassi vuole dai suoni delicati, alla francese...Difficile trovarlo! Non solo peccati e pigrizia dunque, per l’autore in età senile. Un po’ di storia. Da lui composta nel 1863, molti anni dopo avere abbandonato con il Guglielmo Tell la lirica, la Messe è «definita piccola «a causa dell’esiguità dell’organico, non certo per la sua sapienza». Debuttò a casa della contessa Louise Pillet-Will. Da lì la prima leggenda: pare che terminata la partitura, Rossini scrisse a piè di pagina: «Sarà della musica sacra quella che ho appena creato o della musica dannata?».