Safina spegne i sogni della Pennetta

Alla russa basta poco più di un’ora per volare in semifinale: l’azzurra mai seriamente in partita. Lascia gli Us Open ai quarti di finale battuta per 6-2, 6-. La brindisina si ferma a un passo dalla storia

Ha mancato l'appuntamento con la storia Flavia Pennetta ieri a Flushing Meadows. In un ora e 11 minuti ha ceduto alla russa Dinara Safina per 6-2,6-3.

Nel libro dei record, rimane così solo Silvana Lazzarino unica tennista italiana capace di raggiungere la semifinale in un torneo del Grande Slam. Accadde a Roland Garros nel lontano 1954 quando Silvana riuscì a battere nei quarti la allora campionessa di Francia Mademoiselle Seghers, per arrendersi a Maureen Conolly la celebre «Little Mo» che, oltre a Parigi quell’anno, vinse anche il torneo di Wimbledon. Per quanto riguarda le previsioni del match di quarti di finale negli US Open, tra Flavia Pennetta e la Safina, i precedenti parlavano chiaro e tutti in favore della giocatrice russa con 4 vittorie a 0, però nessuno di noi voleva crederci! Nicola Pietrangeli mi aveva detto prima dell’inizio dell’incontro: «Se Flavia tenta di fare a cazzotti perde!». Ed è stato così! Sul gioco piatto e picchiato dell'azzurra la Safina è andata a nozze. Facile dare consigli quando si è fuori dal campo, ma occorreva spezzare il ritmo. Purtroppo variare gli scambi non è il punto forte della nostra bella giocatrice cresciuta alla scuola spagnola che privilegia l'anticipo e la spinta. Soluzione ottima - intendiamoci - quando dall'altra parte della rete non si ha come avversaria una ragazzona alta 1 metro e 82 che si appoggia sulla palla con tutto il peso del corpo utilizzando la velocità di chi le sta di fronte. Con la sconfitta della Pennetta il sogno di tutti noi appassionati di tennis è svanito, però lei esce dagli US Open con il merito di aver difeso onorevolmente la testa di serie numero 16 e con la prospettiva di migliorare ulteriormente la propria classifica entro la fine dell'anno.

Ieri prima della grande sfida io avevo telefonato a sua mamma, per avere notizie. Pensavo di trovarla a New York invece lei mi aveva spiegato: «Ho deciso di rimanere in Italia perché Flavia prima dell'inizio del torneo mi aveva rivelato di sentirsi troppo stanca per colpa di una stagione intensa e del lungo viaggio in Cina». Per fortuna non è stato così, appena il torneo ha preso il via neppure il caldo e l'umidità sono riusciti a fermare la corsa vincente della nostra tennista. Non c'è disonore a perdere dalla Safina, una delle tre russe che alle Olimpiadi di Pechino hanno fatto man bassa di tutte le medaglie in campo femminile.