Il Salone delle crociere toglie l’ancora da Genova

La sesta edizione di Seatrade, la più importante rassegna mondiale del settore, sarà trasferita a Napoli o Barcellona: un altro duro colpo alle prospettive di rilancio della città

(...) sia a livello d’immagine - Genova viene tagliata fuori dal circuito crocieristico internazionale, nel momento in cui il settore è in pieno sviluppo -, sia a livello di business: una rassegna come Seatrade significa un giro d’affari da oltre 1 milione di euro, soltanto in termini di richiamo e soggiorno in città di duemila operatori provenienti da tutte le parti del mondo. Anche per questo, Fiera e Stazione Marittima Spa - quest’ultima ha in mano un contratto con la potente Cmp di Hong Kong, proprietaria del marchio Seatrade, che in teoria vale fino al 2010 - hanno fatto di tutto per conservare la manifestazione. Lo confermano i vertici delle due società: «Quando, nel marzo scorso, abbiamo avuto i primi segnali della fuga - spiega Edoardo Monzani - ci siamo impegnati per trovare una soluzione soddisfacente a entrambe le parti». In particolare, dal punto di vista finanziario, Comune, Provincia, Regione e Camera di commercio, sensibilizzate in proposito anche nel portafoglio, si sono dette disponibili a mettere sul piatto 160mila euro, in pratica il doppio di quello che era il budget originario della manifestazione. Tutto inutile: «Non è bastato - conferma Monzani - lo sforzo della città». Una città, però, che ha già perso Costa Crociere, per assoluta mancanza di spazi dedicati, e, per motivi diversi, le navi della Festival, senza recuperare significativi volumi di traffico da altre compagnie. Non secondaria, inoltre, sulla scelta di andarsene la considerazione degli espositori di Seatrade (cantieri, compagnie crocieristiche e di navigazione) per l’obiettiva «difficoltà di raggiungere facilmente in aereo il capoluogo ligure». Due botte in un colpo solo, dunque: sui moli e sulle piste.
Fiera di Genova, dal canto suo, afferma di aver «offerto - si legge nella nota - la disponibilità ad assumere un ruolo organizzativo diretto precedentemente svolto da Stazione Marittima, proponendo di destinare ulteriori risorse finanziarie per concrete azioni di rilancio». Ma, nonostante l’impegno già formalizzato da parte di Comune, Regione e Camera di Commercio - prosegue la nota - gli organizzatori di Seatrade Med hanno comunque deciso di trasferire la manifestazione in altra sede. «È inaccettabile - sbotta il presidente di Fiera Spa, Franco Gattorno - che il comparto crocieristico e cantieristico, così strettamente connesso alle vocazioni del territorio, non abbia un punto di riferimento fieristico a Genova. Noi, comunque, ci impegneremo direttamente per realizzare un nuovo evento professionale dedicato al settore ricercando partnership qualificate con realtà internazionali attive nel comparto». Resta il fatto che la città, promossa in occasione delle più recenti campagne elettorali in prospettiva di vocazione turistica, vede cancellarsi ad uno ad uno i presupposti per sostenere un ruolo non marginale nel settore. Con un aeroporto che fatica a «decollare» oltre il milione di passeggeri e ad acquisire nuovi collegamenti essenziali, uno scalo marittimo che non offre quella minima disponibilità di spazi già garantiti, sulla carta, dal piano regolatore portuale, e soprattutto con un deficit di infrastrutture stradali e ferroviarie che provocano ripetuti problemi di circolazione, è inevitabile che i traffici e gli affari cerchino altri approdi. Tutto questo, ben al di là delle generiche promesse di chi regge le amministrazioni locali, e poi si ostina a mandare sistematicamente all’aria i progetti che potrebbero concretamente rilanciare la città. L’ultimo caso clamoroso è di due giorni fa, con l’annuncio trionfalistico della realizzazione del ponte Morandi-bis sul Polcevera al posto del «confermatissimo» tunnel sotto il Polcevera, senza dimenticare il sostanziale boicottaggio dell’Affresco sul water front di Renzo Piano, dopo gli applausi di rito che avevano illuso anche il grande architetto.
A far precipitare Genova in Serie C, insomma, non sono stati certo gli «estranei», sotto forma di operatori economici internazionali. C’è voluto l’impegno determinante degli amministratori locali. Che ormai, anche quando si rassegnano a mettere mano al portafoglio (come nel caso di Seatrade), non risultano credibili.