Allarme anoressia online, molti siti inneggiano alla patologia

Allarme anoressia e bulimia. Online molti siti spiegano ai ragazzi come dimagrire e provocarsi il vomito

Allarme anoressia anche su internet. Sono infatti molti i siti che danno informazioni inneggiando a questa terribile malattia. Diversi gruppi nati sui social e chat di WhatsApp sottovalutano il problema, e anzi sembrano volerlo amplificare. Anoressia e bulimia nel 2016 hanno portato a oltre 3mila decessi, tutti tra ragazzi. La senatrice Maria Rizzotti (FI) è la promotrice del ddl preso come testo base del provvedimento all’esame della Commissione Igiene Sanità del Senato. Rizzotti ha spiegato che “Online si trovano oltre 300mila siti pro Ana e pro Mia, che danno consigli pratici su come perdere peso ricorrendo a pratiche di restrizione alimentare prolungata e ossessiva”. Questi siti danno agli utenti dei veri e propri manuali da seguire per riuscire a eliminare il senso di appetito e istruzioni su come provocarsi il vomito. Inoltre insegnano ai ragazzi che si connettono, come fare per ingannare i genitori sulla loro magrezza. Indossando magari maglioni larghi e informi o jeans di una o due misure in più. E per rifiutare una pietanza nel corso di una serata tra amici? Semplice, i siti suggeriscono di inventare intolleranze alimentari.

La polizia postale riesce quasi sempre a identificare blog e siti pericolosi, anche perché molti di questi utilizzano hashtag con parole particolari come #thinspiration e #boneinspiration. Ha spiegato Lisa Guidi, presidente della Società Italiana per lo studio dei disturbi alimentari Toscana Umbria e Marche, che risulta più complesso trovare i gruppi su facebook e le chat usate tramite lo smartphone. In questi casi è necessaria una stretta collaborazione da parte di parenti e amici del ragazzo. In Italia non vi sono però percorsi di cura per evitare questo problema che coinvolge ormai ragazzini anche in giovanissima età, di circa 9 o 10 anni. Stefano Tavilla, presidente dell’associazione “Mi nutro di vita” ha raccontato la sua esperienza. Sua figlia è infatti morta sette anni fa di anoressia, mentre era in lista d’attesa per poter entrare in una struttura idonea.