Anca e ginocchio Il titanio fa il miracolo: alzati e cammina

Le protesi di ultima generazione consentono a 180mila italiani di tornare alla normalità

Marco Palma

In principo fu l'avorio, ma ben presto si passò a materiale acrilico per migliori risultati. E' stato impiegato anche l'oro, la bekelite e il pyrex. Più breve è stato il periodo della ceramica cosiddetta fine, in seguito venne il momento di materiali moderni, innovativi: di maggior pregio e di migliore durata, come il cromo e il cobalto. Ma il vero successo si è registrato con l'uso di un materiale ultramoderno come il titanio. Non stiamo parlando di una tuta spaziale o di un'astronave, che pure vede l'impiego di titanio tra i suoi componenti. Ma più semplicemente di materiali con cui vengono costruite le protesi di anca e di ginocchio: quel dispositivo che permette ogni anno a 100mila persone per l'anca ed a 80mila per il ginocchio di camminare senza alcun problema tornando ad una qualità della vita assolutamente normale.

IN SALA OPERATORIA

«La necessità di un intervento di protesi articolare si ha quando l'artrosi ha progressivamente eroso la cartilagine dell'osso che serve a mantenere una funzionalità senza dolore per le nostre articolazioni dice a Il Giornale il professor Gianfranco Fraschini Direttore dell'Unità di Ortopedia e Traumatologia del S. Raffaele di Milano e questo dolore si manifesta dopo un periodo di immobilità alla ripresa del camminamento con un dolore a volte acuto che rende impossibile molti dei movimenti quotidiani come allacciarsi una scarpa o mettere le calze o estendere completamente la gamba».

L'impianto di una protesi al ginocchio consiste nell'innestare tra la tibia e il femore un presidio in grado di riportare l'articolazione ad una situazione di accettabile normalità e far scomparire il più possibile i problemi indotti dal danneggiamento. Le più moderne protesi del ginocchio sono formate sostanzialmente da quattro parti: la parte superiore che consiste in una placca ricurva; una placca piatta che ha la funzione di ricoprire la parte superiore della tibia (in entrambe il metallo usato è quasi sempre il titanio ma anche la lega cobalto-cromo); un elemento che separa e si interpone tra le due placche; una rotula artificiale generalmente in polietilene.

Oggi le protesi al ginocchio «hanno raggiunto una perfezione, un'affidabilità, una funzionalità e soprattutto una compatibilità di assoluta eccellenza con l'impiego di materiali talmente innovativi e biocompatibili sottolinea il prof. Rocco Papalia direttore dell'Unità di Ortopedia dell'Università Campus Biomedico di Roma sia perché possibilmente non devono dar luogo ad una crisi di rigetto. Poi devono essere del tutto simili agli elementi originali e infine le protesi devono durare nel tempo. Oggi si parla di una ventina di anni prima di dover affrontare per il malato la riprotesizzazione, cioè l'innesto di una nuova protesi perché la precedente si è usurata o per altri problemi».

Il 5% della popolazione adulta e il 20% della popolazione anziana soffre di gravi patologie articolari al ginocchio per diverse cause e sono candidate ad un impianto di protesi. Simile il discorso per l'anca. Quando il danno articolare è irreversibile, quando la mobilità della persona è seriamente compromessa ed il dolore è sempre più acuto tra il femore e l'acetabolo allora si rende indispensabile una protesi di anca. Che viene fatta in misura minore per traumi gravi ma quasi sempre in tarda età per via dell'artrosi appunto dell'anca.

ETÀ E PESO

Anche per quest'ultima vale quello che si è detto per il ginocchio. L'intervento chirurgico vero e proprio viene eseguito in anestesia generale o in sedazione profonda e la sua durata è di circa un'ora e mezza: si incide l'anca, rimuovendo la parte danneggiata e sostituendola con una protesi.

Esistono oltre 60 modelli di protesi dell'anca «ma quelle che realmente si utilizzano un po' in tutto il mondo sono 15-20» sottolinea il dott. Pietro Aniello, chirurgo ortopedico dell'Università Federico II di Napoli. «La scelta della protesi più appropriata spetta al chirurgo, che deve tener presente alcune situazioni fondamentali: l'età del malato, il suo peso corporeo, il sesso, eventuali patologie di cui soffre e soprattutto se è allergico ai materiali della protesi. L'età è ovviamente importante: se è un paziente anziano difficilmente ci sarà un intervento di riprotesizzazione e di conseguenza si sceglierà un tipo di protesi meno durevole nel tempo. Cosa che, al contrario, accade per una malato giovane».