Attacchi di panico: un aiuto da un libro

Gli attacchi di panico sono un disturbo molto diffuso: se ne parla in un romanzo, che può aiutare le persone a riconoscersi nella protagonista e aprirsi

Lo storytelling medico in un libro per affrontare al meglio gli attacchi di panico. Si intitola “Attacchi di panico - A un passo dalla libertà” (Mondadori) il romanzo del neurologo e divulgatore scientifico Rosario Sorrentino, che ha scelto una formula accessibile a tutti per raccontare un disturbo d’ansia molto diffuso: secondo Libero, almeno 10 milioni di italiani ne hanno sofferto almeno una volta nella vita.

La narrazione si basa su una terapia di storytelling che sta funzionando moltissimo in molte branche della medicina: raccontare con una storia la sintomatologia di un fenomeno medico aiuta i pazienti, anche i più reticenti, ad aprirsi. E l’apertura è fondamentale in chi soffre di attacchi di panico. Come Laura, la protagonista di un libro, che sembra essersi ripresa da una separazione sentimentale, ma sviluppa tutti i sintomi tipici dei disturbi d’ansia. Naturalmente, nel romanzo non si parla solo di sintomi e situazioni-tipo, ma soprattutto dei passi da intraprendere per riuscire a stare bene - come per esempio la terapia farmacologica che viene inizialmente respinta da Laura, la quale tuttavia inizia a trovarsi in una situazione apparentemente senza uscita.

La medicina classifica gli attacchi di panico tra i disturbi psichiatrici, che colpiscono tre volte di più le donne rispetto agli uomini. Riconoscere i sintomi non è sempre facile all’inizio, perché molti possono essere confusi dallo stesso paziente con sintomi di patologie che investono il fisico più che la psiche, tanto che la diagnosi spesso avviene per esclusione. Si esclude che l’oppressione al petto, per esempio, non sia dovuta a cuore o polmoni, che la nausea non dipenda da un virus o da un problema dell’apparato digerente e così via.

L’attacco di panico è il ponte levatoio della psiche: è il modo in cui essa si protegge, ma non è un bene, non va mai sottovalutato e va curato. È infatti un importantissimo campanello d’allarme per un trauma nascosto che deve emergere.