Coma, medici Usa sperimentano recupero rapido con gli ultrasuoni

Alcuni medici americani hanno curato con una tecnica sperimentale un ragazzo uscito a fatica dal coma. I risultati sono stati molto buoni

Una nuova cura basata sugli ultrasuoni sperimentata negli Stati Uniti permetterebbe ai pazienti da poco usciti dal coma di tornare rapidamente a uno stato di "coscienza piena". La scoperta arriva dall'Università di Los Angeles, in California. I medici però ci vanno ancora molto cauti per non alimentare false speranze. Per ora il caso di studio è uno solo, ma i risultati sono stati molto positivi e questo ha convinto gli studiosi a proseguire con le sperimentazioni. La prima è stata fatta su un ragazzo di 25 anni che aveva subito gravi danni cerebrali e che da poco si era risvegliato dal coma. I medici lo hanno sottoposto alla cura ad ultrasuoni e in breve tempo il ragazzo ha recuperato del tutto uno stato di "coscienza piena".

La tecnica, spiega il dottor Martin Monti, prevede di stimolare dall'esterno con impulsi guidati i neuroni del talamo, la parte del cervello che elabora le informazioni. "E' quasi come far ripartire i neuroni - sottolinea - finora l'unico modo per ottenere questo effetto era una procedura chirurgica rischiosa in cui si impiantavano elettrodi direttamente nel talamo. Il nostro approccio invece non è invasivo, anche se servono ulteriori studi per capire se i risultati si applicano su larga scala o se abbiamo avuto solo un caso fortunato".

Prima di essere sottoposto al trattamento, il ragazzo mostrava solo piccoli segnali di coscienza: riusciva a malapena a fare piccoli movimenti quando gli veniva chiesto. Il giorno successivo all'inizio della cura i risultati erano già evidenti. Tre giorni dopo il paziente era tornato a essere pienamente cosciente, comprendendo tutto quello che gli veniva detto e rispondendo, seppur con piccoli gesti, a quanto gli dicevano i medici.

Se le sperimentazioni dovessero continuare ad avere buoni risultati verrà prodotto un dispositivo portatile per "risvegliare" le persone da uno stato vegetativo o di "coscienza minima". Il dispositivo, grande quando una tazzina di caffè, crea una palla di energia acustica che può essere "sparata" in differenti parti del cervello. I ricercatori dicono di aver "azionato" questa sfera di energia all'interno del cervello del paziente 10 volte in tutto, ogni volta per 30 secondi. "È possibile che sia stata solo fortuna e che il ragazzo abbia in realtà recuperato da solo", hanno spiegato i medici. Ma la speranza è che la cura sia stata determinante. Solo le nuove sperimentazioni ce lo sapranno dire.