«Fame, obesità e sprechi le sfide dei prossimi anni»

In gioco ci sono gli obiettivi di sviluppo sostenibile da raggiungere entro il 2030, secondo le Nazioni Unite

Fabrizio de' Marinis

Un appuntamento internazionale per parlare di cibo e di quanto, quello che mettiamo nel piatto, «pesa» sul nostro Pianeta. Ospiti di fama mondiale e un dibattito sul «sistema cibo» tra Guido Barilla e Carlin Petrini, di Slow Food, a Milano, durante l' Ottavo Forum Internazionale su Alimentazione e Nutrizione, organizzato da Barilla Center for Food & Nutrition (BCFN).

Di obesità e di troppo mangiare si può morire e si può uccidere un Pianeta, il nostro, ma cosa ancora più grave si condanna il futuro delle nuove generazioni. Presentati anche i nuovi dati del «Food Sustainability Index», realizzato da Fondazione BCFN e «The Economist Intelligence Unit» (EIU), dove il nostro Paese risulta al settimo posto in quanto a virtuosismi alimentari. Sul podio quest'anno vanno Francia, Giappone e Germania. Sono i tre Paesi dove il cibo è il più «buono» del mondo. Non per il semplice gusto, ma perché, secondo la media dei vari parametri analizzati, si sono distinti maggiormente tra i 34 Paesi analizzati - nel produrre, distribuire e consumare il cibo.

«Fame, obesità, spreco di cibo e risorse limitate dice Guido Barilla, presidente della Fondazione BCFN - rappresentano alcune delle sfide che da qui ai prossimi anni dovremo vincere se vogliamo raggiungere, entro il 2030, gli obiettivi di Sviluppo sostenibile promossi dalle Nazioni Unite. Considerando che tutti condividiamo e consumiamo le risorse del Pianeta, abbiamo urgentemente bisogno di cambiare gli attuali modelli di sviluppo e di sensibilizzare le coscienze di tutti. Una delle iniziative più importanti della Fondazione BCFN è dare un contributo concreto affinché ogni singola persona abbia la possibilità di fare scelte informate sul proprio stile di vita. Ecco perché, anche quest'anno, abbiamo deciso di realizzare un appuntamento dedicato a condividere evidenze, dati scientifici e best practice utili a costruire modelli alimentari rispettosi della salute delle persone e del Pianeta». Altro dato interessante emerso dal Forum secondo una ricerca realizzata da Macrogeo e Fondazione BCFN e quest'ultima con Demos & Pi - è che gli italiani sono tradizionalisti a tavola. Tre su 4 non si sentono pronti a cambiare le proprie abitudini alimentari e preferiscono mangiare italiano, mentre 1 su 2 non va mai in ristoranti etnici, né compra o cucina cibi etnici. Per un italiano su 2, però, le nostre abitudini alimentari cambieranno molto da qui a 10 anni, soprattutto a causa del cambiamento climatico (79,2%), ma anche per l'andamento dei prezzi delle materie prime (78,2%) e dell'impatto dei social media (70,4%). Ma il cambiamento non si tradurrà tanto nell'aumento del consumo di cibi etnici (lo pensa solo il 47,4%) o nel mangiare insetti (25%). Aumenterà soprattutto il consumo di alimenti bio (68.8%), di cibi funzionali (63,2%), di prodotti a chilometro zero(59,7%).

Numeri e tendenze da non sottovalutare, visto che in Germania, Francia, Italia e Spagna, a fronte di un mercato alimentare che vale complessivamente 321 miliardi, la quota cosiddetta «etnica» relativa agli alimenti per uso domestico ammonta a circa 3 miliardi. Un risultato cui hanno contribuito probabilmente sia i flussi migratori, che stanno contribuendo a cambiare in qualche misura anche le nostre abitudini alimentari, sia la costante ricerca di nuovi sapori da parte dei cuochi, dei produttori alimentari e degli stessi consumatori locali.