Fave fresche: fonte preziosa di fibre e vitamine

Le fave fresche sono un legume tipico della stagione primaverile. Sono una fonte preziosa di vitamine e fibre. Apportano tanti benefici al nostro organismo

Giugno è l’ultimo mese per fare il pieno di fave fresche.

Ricche di vitamine, fibre e ferro costituiscono un legume dalle proprietà speciali e preziose. Contrastano l’anemia, la stipsi e sono persino in grado di proteggere il nostro sistema nervoso Tra le fave coltivate in Italia, due sono quelle più rinomate: quella pugliese di Carpino e quella siciliana di Leonforte. Le prime si riconoscono perché sono di piccole dimensioni e dal gusto delicato. Le seconde sono più grandi e si contraddistinguono per un minor contenuto di zuccheri. Utili soprattutto a chi deve tenere sotto contro il proprio valore glicemico.

Secondo un recente studio pubblicato sul British Journal of Nutrition le fave sono composte da principi attivi in grado di contrastare cinque linee diverse di cellule cancerose. Esse sono anche utili per contrastare i dolori articolari perché contengono un particolare minerale, il manganese. È sufficiente una ciotola di fave fresche per soddisfare le necessità nutrizionali di una donna di media corporatura e il 70% di quelle di un uomo. Il manganese difende il sistema endocrino, quello nervoso e quello immunitario.

Le proteine contenute in abbondanza nelle fave mancano però di un particolare aminoacido che non le consente la giusta assimilazione. Si consiglia di abbinarle con i carboidrati integrali. Prezioso l’abbinamento con la quinoa e con alimenti ricchi di vitamina C, come agrumi e peperoni. Ricche di fibre e acqua sono un valido aiuto per contrastare la stipsi e la ritenzione idrica. Sono ipocaloriche e indicate per una dieta dimagrante.

Le fave presentano anche una controindicazione gravissima, legata a una malattia che viene detta comunemente “favismo”. Si tratta di una patologia correlata al deficit di un enzima, il G6PD. Le persone che soffrono di questa patologia possono andare incontro a varie conseguenze anche gravi, come l’anemia emolitica.