Fecondazione eterologa, poche donatrici: il governo pensa a un rimborso

Secondo il coordinatore dei tecnici che si occupano procreazione medicalmente assistita (Pma), Carlo Foresta, basterebbero 600 euro per per ripagare le donatrici di casa nostra

In Italia scarseggiano le donazioni di ovociti e la fecondazione eterologa stenta a decollare. Per porvi rimedio, dopo un incontra tra il ministero della Salute e la Conferenza Stato Regioni, il governo sta ipotizzando di prevedere una sorta di rimborso per i donatori.

La proposta è quella di “realizzare anche in Italia una rete di donazione così come avviene in altri Paesi europei”. Secondo il coordinatore dei tecnici che si occupano procreazione medicalmente assistita (Pma), Carlo Foresta, andrologo dell’università di Padova, senza una soluzione “le coppie italiane saranno sempre svantaggiate” perché dovranno importare dall’estero gli ovociti, la cui qualità sarebbe “compromessa dal trasporto”. Al momento sono circa 10mila all’anno quelle che risolvono il problema andando in cliniche estere. Foresta, al Corriere della Sera, spiega che 600 euro basterebbero per ripagare le donne volontarie di casa nostra, mentre in altri Paesi questa cifra è intorno ai mille euro e ciò permette di avere “straordinario numero di donatrici”. Secondo Ermanno Greco, dell’European Hospital di Roma “In Italia si parla tanto della giusta attenzione per gli embrioni eppure si lascia spazio a questo scambio. Noi importiamo ovociti da due banche di Siviglia ma per un fatto morale non importiamo embrioni formati altrove e spediti come pacchi. Sono perfettamente d’accordo con la proposta di aprire ai rimborsi”.