In Italia primo caso di donna morta di tumore per le protesi al seno

Una donna in cura all'Ospedale Policlinico di Roma è morta a inizio 2019 a causa dell'Alcl, un linfoma associato a un tipo particolare di protesi al seno che le era stato impiantato 12 anni fa. È il primo caso del genere nel nostro Paese

A ottobre si era sottoposta a un intervento di rimozione delle protesi al seno che si era fatta impiantare 12 anni fa. Ma il tumore che l'aveva colpita era già in fase avanzata e non le ha lasciato scampo. A Roma, una paziente ricoverata all'Ospedale Policlinico è morta a inizio 2019 a causa dell'Alcl, il linfoma anaplastico a grandi cellule associato alle protesi mammarie "testurizzate" che avrebbero già ucciso tre donne francesi. A quanto risulta al Ministero della Salute, si tratta del primo caso simile in Italia di una patologia che da tempo è al centro di un caso internazionale. Specie in Francia, dove il 2 aprile l'Agenzia nazionale per la sicurezza dei medicinali e dei prodotti sanitari (Ansm) ha inviato una lettera ai produttori per bloccarne la distribuzione. L'ipotesi è che le protesi di questo tipo possano aumentare il rischio di una rara e aggressiva forma di cancro: il linfoma anaplastico a grandi cellule.

Le protesi incriminate sono quelle testurizzate, cioè ruvide, di gran lunga le più usate. La Francia, sull'onda dei tre decessi registrati negli ultimi tempi, ne ha già bloccato la commercializzazione parlando di "pericolo raro ma grave". Come riporta Repubblica, l'Italia non ha ancora assunto una posizione precisa. La ministra della Salute, Giulia Grillo, è in attesa di un parere ufficiale da parte del Consiglio superiore di sanità atteso per il 13 maggio. Quando si saprà se l'Italia prenderà una decisione analoga alla Francia oppure deciderà diversamente. A scoprire il primo caso in Italia di Alcl è stata Report.

Per arginare il cancro, si era sottoposta a un intervento di rimozione delle due protesi mammarie che si era fatta impiantare nel 2007. Ma non c'è stato niente da fare. A confermarne il decesso è stata Marcella Marletta, dirigente del Ministero della Salute che si occupa dei dispositivi medici. Negli ultimi 10 anni, sono state 41 le donne ad essersi ammalate nel nostro Paese a causa delle protesi, a fronte di migliaia che hanno fatto l' intervento al seno, per motivi estetici (il 65 per cento) o di salute. Secondo alcuni studi scientifici internazionali i casi di linfoma provocati da questi dispositivi sono uno ogni circa 25-30 mila donne operate. Nel mondo, dal 2009 ad oggi, sono state circa 410 mila le donne operate al seno. Tra le quali, giustamente, serpeggia una certa preoccupazione.

Gli esperti consigliano loro di farsi controllare periodicamente. A doverle mettere in guardia sono sintomi come il rigonfiamento del seno o la chiara presenza di liquido. A quel punto, una volta confermata la presenza di un "sieroma", si fa l' esame istologico. "Le persone non si devono allarmare", afferma un'oncologa. "Ogni giorno riceviamo decine di mail di pazienti preoccupate, che invece non hanno nulla da temere. L'importante è controllare che non ci siano sintomi come la comparsa di siero".