L'immunoterapia ci salverà dal cancro

Maria Sorbi

Il premio Nobel per la Medicina 2018, Tasuku Honjo, ha affermato che entro il 2050 tutti i tumori potranno essere trattati con l'immunoterapia. E che, anche se il cancro non verrà eradicato, potremmo bloccarlo e sopravvivere.

Significa che i malati oncologici diventeranno malati cronici e conviveranno con il tumore. Un po' come oggi avviene per i malati di HIV che non vengono più uccisi dal virus ma lo tengono sotto controllo grazie ai farmaci.

Ci sono trent'anni di tempo per perfezionare l'immunoterapia. Nei laboratori di ricerca sono già in corso numerosissimi studi ma la strada da fare è davvero tanta. E non è detto che i ricercatori riescano nell'impresa di domare tutte le forme di tumore e di rendere applicabili clinicamente tutte le scoperte della scienza.

A CHE PUNTO SIAMO

Dopo aver individuato la proteina che impedisce ai linfociti T di riconoscere le cellule cancerose, sono stati messi a punto i farmaci per «risvegliare» il sistema immunitario e metterlo in grado di combattere contro il cancro. Di fatto diventeremo noi stessi gli artefici della nostra guarigione, sviluppano uno scudo fatto su misura per noi. Una vera e propria svolta nel trattamento dei tumori che potrebbe, un giorno, mettere in soffitta chemio e radioterapia.

Tuttavia ci sono ancora molti limiti. Il primo ad andarci cauto è Massimo Di Nicola, responsabile dell'unità operativa di Immunoterapia clinica dei tumori e terapie innovative dell'Istituto nazionale dei Tumori di Milano, il luogo dove, al momento, è in corso il maggior numero di studi sull'argomento. L'immunoterapia dà risultati nel 15% dei tumori solidi, ma non è ancora abbastanza. «Nel melanoma queste percentuali sono migliori e salgono a circa il 30% di sopravvivenza a 5 anni - spiega l'oncologo -. Ci sono pazienti che con altre terapie erano incurabili e con l'immunoterapia hanno invece avuto una risposta buona. L'immunoterapia si usa anche per il tumore al polmone, in combinata con la chemioterapia. E il sistema sanitario ne prevede la prescrivibilità anche nei casi di tumore al rene o alla testa-collo».

Ma c'è un fattore chiave da considerare: è cioè che il tumore è intelligente, si evolve, si adatta. E quindi non è detto che quella che sembra una battaglia vinta in un primo momento, vinta lo sia davvero. «C'è moltissimo lavoro da fare - aggiunge Di Nicola - e come primo passo bisogna identificare chiaramente i fattori con cui selezionare i pazienti da sottoporre alla sperimentazione, quelli che realmente sembrerebbero avere più possibilità di essere curati». Servono inoltre studi sui meccanismi di resistenza di alcuni tumori all'immunoterapia e la chiave per scoprirli si trova nel microambiente tumorale, cioè nell'ambiente in cui le cellule malate vivono. Se il microambiente è caldo, cioè con infiammazione, risponde alle terapie immuno-oncologiche perché contiene cellule del sistema immunitario. Se è freddo, senza infiammazione, sviluppa resistenza perché è privo di cellule immunitarie.

QUANDO FUNZIONA

Il tumore del polmone non a piccole cellule è il big killer dell'oncologia: al primo posto come causa di morte per cancro in Italia e responsabile di circa un terzo dei decessi per malattie oncologiche. Le cellule immunitarie riescono tuttavia a «regolare» la crescita tumorale e anche a frenarne lo sviluppo. Tanto che l'immunoterapia diventa la prima scelta per affrontare la malattia in fase metastatica, come emerge dall'American society of clinical oncology, il più importante convegno mondiale dedicato alla lotta ai tumori.

Se sino al 2010, data di approvazione del primo farmaco immunoterapico della storia, il melanoma metastatico non lasciava speranze, oggi in alcuni casi può essere curato con successo. Purtroppo però, come confermano i dati della Fondazione Veronesi, non tutti i pazienti rispondono positivamente all'immunoterapia (accade in poco meno del 50% dei casi). Ecco perché negli ultimi tempi sono sempre di più le ricerche che si stanno concentrando su come aumentare questa percentuale. È il caso di uno studio italiano, presentato al congresso dell'American Association for Cancer Research, e di una ricerca appena pubblicata sulla rivista Science Translational Medicine. Nel primo caso gli scienziati sono riusciti nell'impresa di rendere il tumore maggiormente visibile al sistema immunitario; nel secondo gli autori hanno individuato il meccanismo - premessa per lo sviluppo di nuove terapie - con cui il melanoma spegne la risposta immunitaria. Oggi il 20% dei pazienti affetti da melanoma metastatico è vivo a 10 anni dalla diagnosi.

EFFETTI COLLATERALI

Gli effetti collaterali dei farmaci dell'immunoterapia ci sono. E sono spesso simili a quelli della chemio, a cominciare dalla stanchezza. I più comuni interessano la pelle (rash cutaneo e prurito). O provocano colite e diarrea, polmoniti interstiziali, disequilibrio del sistema endocrino, disfunzione renale. Il trattamento non va effettuato se si assume cortisone.