L'ospedale ci fa ammalare: tutta colpa delle infezioni

Maria Sorbi

Bastano un ago, un catetere, un respiratore disinfettati con poca cura. Ed è un attimo che in ospedale si possa contrarre un'infezione. Anche grave.

Purtroppo non si tratta di una possibilità remota, i numeri non sono affatto incoraggianti. Se nel 2003 si contavano 18.668 decessi, nel 2016 il dato è schizzato a 49.301: il 30% delle morti per infezione nell'intera Unione Europea. «Stiamo vivendo una vera e propria emergenza - ammette il direttore dell'Osservatorio nazionale sulla Salute, Walter Ricciardi - Eppure il fenomeno è sottovalutato e non si interviene come si dovrebbe, per esempio applicando il piano nazionale contro l'antibiotico resistenza che è rimasto lettera morta». A contrarre più facilmente la sepsi sono i pazienti over 75, i più deboli, quelli che restano in ospedale più a lungo e hanno le difese immunitarie più basse o ulcere esposte. Oppure chi si è sottoposto a esami con strumentazioni invasive e ha utilizzato così tanto (e male) gli antibiotici da non essere più in grado di combattere i batteri.

Chiunque può inciampare in un'infezione, polmonite compresa ma molto più sovente infezioni urinarie, delle ferite chirurgiche. I dati 2010 dell'Organizzazione mondiale della sanità parlano di 1,7 milioni di contagi di epatite B, 315mila di epatite C, 38mila di Hiv.

RISCHI DEL MESTIERE

Anche gli operatori sanitari sono esposti al rischio: ogni anno 9 dei 10mila chirurghi italiani e cento dei 300mila infermieri professionali contraggono l'Epatite C perché sono entrati in contatto con materiale biologico infetto. La febbre e il malessere generalizzato sono uno dei sintomi più evidenti di un'infezione, bisogna tener conto che ci sono anche altri campanelli d'allarme: ad esempio le difficoltà urinarie e la presenza di sangue e muco nelle urine. Oppure una strana difficoltà a respirare se l'infezione ha colpito i polmoni o i bronchi. Dolore e presenza di pus a livello delle ferite chirurgiche e in corrispondenza dell'inserzione dell'ago possono dire con chiarezza che è in corso una sepsi.

La cura non è la stessa per ogni tipo di caso. È vero che si vorrebbe intervenire immediatamente con un antibiotico blocca batteri, ma è meglio scegliere quello giusto, più mirato. Fondamentale è procedere con le indagini colturali della secrezione delle ferite dopo un intervento chirurgico, del sangue o delle urine. In laboratorio, con una coltura che dura qualche giorno, verranno identificati i batteri che hanno causato tutto e si sceglieranno gli antibiotici più adatti per abbatterli senza utilizzarne di troppo aggressivi o ad ampio spettro senza senso. Meglio indirizzarli con più precisione per evitare che a lungo andare non siano più efficaci.

LE SIRINGHE ANTI CONTAGIO

Per prevenire la trasmissione di infezioni non va sottovalutata l'igiene delle mani. L'uso di salviette anti batteriche e di sapone per più volte al giorno basta a prevenire il 25% delle infezioni. Più in generale, il controllo delle infezioni all'interno dei reparti e delle sale operatorie è una delle sfide più grosse che un ospedale deve affrontare per essere sicuro e credibile agli occhi dei pazienti. Per questo vengono effettuati costanti monitoraggi: per vedere come e contro cosa vengono usati gli antibiotici, o come vengono igienizzati gli strumenti per le diagnosi. Ma uno del capitoli fondamentali della prevenzione riguarda gli aghi delle siringhe, causa di gran parte dei contagi. Oltre al danno di salute (a volte anche mortale), il passaggio di un'infezione tra un operatore sanitario e un paziente o viceversa comporta anche costi elevati. Dai test medici per accertare l'infezione alla profilassi post esposizione per prevenire le infezioni contratte. Dai giorni di assenza del medico o dell'infermiere contagiato alla terapia per curarlo fino ad arrivare, spesso, alle spese legali. Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità il modo più efficace per prevenire è quello di utilizzare «siringhe intelligenti» dotate di sistemi di sicurezza che ne impediscono il riuso. Tra le novità del settore, è stata lanciata la siringa Retrago, il cui brevetto, di proprietà della P&P patents and technologies group, è rientrato tra le migliori venti innovazioni in sanità. Il progetto consiste in una siringa di sicurezza automatica ad ago retrattile. Il meccanismo estremamente semplice e il numero ridotto di componenti, in gran parte simili a quelli standard, fanno sì che i costi di produzione siano contenuti.