Una macchina chiamata corpo

Robot al lavoro in sala operatoria, soprattutto quando si tratta di impiantare una protesi, e soprattutto al ginocchio. Non è una prospettiva futuribile, ma uno scenario già reale, seppure agli albori. Specialisti addio e largo alla tecnologia, quindi? Assolutamente no.I cosiddetti robot sono di fatto bracci meccanici che operano sotto lo stretto controllo dello specialista, cioè di fatto eseguendo quelle manovre che l'ortopedico ha pianificato nella fase preoperatoria. Insomma, davvero un braccio che si muove eseguendo gli ordini di una «mente».Praticate le incisioni ed esposto l'osso su cui è necessario intervenire, ecco che entra in scena il robot. Ma quali sono i vantaggi legati all'utilizzo di questa tecnologia? I robot sono estremamente precisi nei tagli sull'osso e, quindi, l'orientamento delle componenti protesiche è, di fatto, la riproduzione «in vivo» del planning preoperatorio, cioè la selezione della taglia e del modello di protesi che verrà impiantato. Già, perché anche le protesi non sono tutte uguali, ma vengono selezionate ovviamente in base all'articolazione a cui sono destinate, ma anche in base alla «taglia», proprio come si fa per i vestiti. Perché un conto è una protesi per un uomo alto 1 e 90 e con le ossa grosse, altro è una protesi per una donna di 1 e 60, esile e minuta. Se sono d'aiuto per la pianificazione e l'esecuzione del lavoro, però, i robot in chirurgia ortopedica presentano ancora alcune limitazioni. Sono dispositivi molto cari e per questo alla portata di poche strutture ospedaliere. Inoltre, a volte capita di modificare il planning chirurgico per situazioni non previste, in questi casi è solo l'esperienza del chirurgo che può portare a termine l'intervento perché il robot non può subire variazioni in corso d'opera.Una soluzione intermedia è rappresentata dalle mascherine che guidano i tagli durante la fase operatoria. Vengono realizzate dall'azienda che produce la protesi, su misura per ogni paziente e sulla base degli esami inviati dallo specialista e della protesi che ha selezionato. Insomma, ancora una volta la tecnologia può essere d'aiuto, sì, ma tocca sempre allo specialista valutare e decidere. Anche nell'era dei bracci (meccanici) è sempre lui la mente pensante.*Istituto Clinico HumanitasRozzano (Milano)