Una macchina chiamata corpo

Chi l'ha detto che una protesi all'anca o al ginocchio non consente di riprendere una vita attiva o persino l'attività sportiva? Le nuove protesi, sempre più anatomiche e capaci di adattarsi perfettamente al corpo, non solo danno la possibilità al paziente di riprendere l'attività fisica, ma possono migliorarne la vita attiva. L'idea di dover subire l'impianto di una protesi, magari in seguito a un trauma o a causa dell'usura delle articolazioni, spesso spaventa. Il pensiero va subito a percorsi riabilitativi che vengono immaginati come lunghi e complessi o ai possibili dolori del post-operatorio. Niente di più sbagliato, perché i nuovi design protesici, le metodologie d'impianto sempre meno invasive e i protocolli di riabilitazione, ormai rapidi, consentono di norma un recupero pieno e veloce. Perciò, quando ci si chiede se con una protesi si potrà ritornare alla vita di prima, la risposta è sì. Al contrario, è proprio grazie a esse che le articolazioni degenerate possono tornare a svolgere il loro compito in maniera efficace. In tal modo, tutte quelle limitazioni di movimento derivanti dal dolore di un'articolazione deteriorata potranno essere superate, con giovamento della salute generale.

L'impossibilità di svolgere attività sportiva, naturalmente a basso impatto, o anche solo di poter dedicare del tempo per camminare o socializzare, ha infatti ricadute negative sul sistema cardiocircolatorio, sul metabolismo e soprattutto anche sull'aspetto psicologico, favorendo la propensione ad assumere peso. Ecco perché a volte una protesi può davvero «cambiarci la vita». Non esiste, inoltre, un'età «privilegiata». Si può intervenire sulle persone anziane che soffrono per articolazioni compromesse dall'artrosi o dall'invecchiamento dei tessuti, così come sui più giovani. In entrambi i casi, le nuove tecniche di intervento, offrono la possibilità di una riabilitazione veloce. Con i protocolli «Fast Track», infatti, il paziente in 12 o 24 ore al massimo si rimette in piedi ed è in grado di iniziare immediatamente il percorso fisioterapico. Anche perché, nel corso dell'intervento, l'anestesia è localizzata solo sull'arto interessato. Infine, l'approccio psicologico positivo a interventi di questo tipo non va mai sottovalutato allo scopo di una guarigione piena e rapida. Bisogna sostenerlo attraverso una chiara e puntuale informazione al paziente prima, durante e dopo l'operazione.

*Chirurgo ortopedico