Il male della pietra che colpisce gli uomini

Marco Palma

Le prime tracce più di 7.000 anni fa in una mummia egizia, ma la storia è piena di personaggi illustri che hanno sofferto di calcolosi renale. Da Plinio il vecchio a Napoleone, da Epicuro a Pietro il Grande, da Luigi XVI ad Isac Newton. Fu Michelangelo a chiamare il dolore delle sue coliche renali «il mal della pietra» lui che di pietre se ne intendeva eccome! Sta di fatto che oggi «il 10% della popolazione italiana ha avuto un episodio di calcolosi renale nella sua vita. Il segno inequivocabile della formazione di un calcolo che ostruisce l'uretere o la pelvi renale è un dolore lancinante e intermittente. Il dolore si irradia dal fianco alla coscia: quasi sempre è accompagnato da sudorazione, forte irrequietezza, stimolo ad urinare; è una delle sensazioni dolorose in assoluto più forti» dice a Il Giornale il professor Giovanni Gambaro direttore della Struttura complessa di Nefrologia del Policlinico Gemelli di Roma.

I RISCHI DA 30 A 60

I calcoli renali sono dei cristallini che hanno perso la loro fluidità e soprattutto solubilità e si trasformano in sassolini più o meno consistenti. Al passaggio dell'urina «ne ostruiscono la normale fuoriuscita causando appunto dolore». Predisposizione e alcune patologie favoriscono la formazione di questi calcoli. Tra le cause più comuni ci sono lo scarso apporto di liquidi; assunzione di eccesso di calcio; dieta troppo ricca di proteine animali o di eccesso di zuccheri o di sodio.

Di calcolosi renale soffrono più gli uomini delle donne, con un rapporto di 3 ad 1 e la fascia di età più colpita è quella che va dai 30 ai 60 anni. Inoltre si è registrato un aumento in tutti i Paesi maggiormente evoluti negli ultimi 10 anni di questa patologia: in Europa secondo le ultime statistiche sanitarie di settore al primo posto c'è la Germania, seguita dall'Inghilterra e al terzo posto la Spagna.

Prima regola: bere una quantità di acqua «non inferiore al litro e mezzo/due litri distribuiti nell'arco della giornata. L'errore che quasi sempre si commette è quello di non bere adeguatamente e pensare che i liquidi introdotti possano essere sufficienti sottolinea il dott. Giovanni Piacentini della Clinica Urologica dell'Università la Sapienza di Roma mentre va detto chiaramente che un conto è bere acqua pura, altro è bere liquidi come bevande gassate, succhi di frutta, alcolici. I reni per la loro struttura hanno assoluta necessità di essere idratati, irrorati, puliti. Sono una straordinaria centrale di filtraggio: per tutta la durata della nostra vita svolgono molteplici e fondamentali funzioni. Voler loro bene significa fornire loro un adeguato apporto idrico».

Ma quale acqua bere? «Quella del rubinetto di casa va benissimo in situazioni di normalità aggiunge Giovanni Gambaro arriva controllata. L'importante è non scendere sotto la quantità giornaliera del litro e mezzo, due litri». In particolari situazioni la qualità dell'acqua da bere deve essere controllata: chi soffre di pressione alta deve stare attento al sodio, come chi ha facilità di produrre calcoli deve stare attento alla durezza. Soltanto il proprio medico di famiglia, o lo specialista, saprà consigliare in merito.

Perché si forma il calcolo nel rene? «Le sostanze normalmente presenti nell'urina, in particolare l'acido urico ma anche il calcio fosfato e il sale di ossalato, arrivano a raggiungere una concentrazione talmente elevata rispetto ai valori normali dice Piacentini che portano alla formazioni di micro o più evidenti cristalli. Normalmente questi vengono espulsi con la minzione, che a volte può portare ad una iniziale difficoltà di urinare o altre ad un bruciore urinario transitorio.

COME ELIMINARE IL MALE

Ma se il calcolo nella sua migrazione arriva ad ostruire il normale deflusso dell'urina ecco allora manifestarsi sotto forma di un dolore lancinante la colica renale».

Come interviene lo specialista di fronte ad una presenza massiva del calcolo? «Quando siamo in presenza di una colica, quando il calcolo si trova nelle vie urinarie ci possono essere dei farmaci che solo in parte possono favorire l'espulsione, ma questa avviene solo quando lo decide lui. Se continua a provocare dolore dice Gambaro - sarà l'urologo che determinerà il da farsi: dalla litotripsia extracorporea alle onde d'urto (ESWL) all'ureteroscopia mediante una sonda a fibre ottiche che polverizza il calcolo o lo cattura e lo asporta; o la chirurgia in particolari situazioni. Un semplice esame delle urine da ripete alcune volte all'anno o più spesso se la persona soffre di calcolosi urinaria è sufficiente per il controllo dei calcoli sottolinea Piacentini e fornisce importanti indicazioni a cominciare dalla presenza di sangue, detta ematuria. E' possibile anche effettuare un'urinocultura, per scoprire se ci sia un'infezione ed eventualmente valutare se c'è un aumento della velocità di eritrosedimentazione o un valore alterato della proteina C reattiva».