Medicina Rigenerativa per curare la calvizie: meglio del trapianto di capelli

Autotrapianto di capelli? Solo una tecnica di perfezionamento. Per curare l’alopecia è bene intervenire con protocolli medici avanzati

Il modo più rapido e corretto per rinfoltire le zone diradate non è il trapianto di capelli, o almeno non lo è nel lungo periodo. Lo dice la ricerca scientifica, che negli ultimi anni ha fatto passi da gigante nel trovare soluzioni durature per curare l’alopecia androgenetica. Il trapianto di capelli per spostare follicoli sani da un’area all’altra del capo, sebbene possa dare sollievo estetico immediato, non è una cura e dunque non protegge le aree sensibili e più deboli. Solo curando l’intero parco follicolare è possibile rinfoltire le zone diradate con massimi risultati nel lungo periodo.

Come funziona il trapianto di capelli?
Tecnicamente, il trapianto di capelli si occupa di andare a riempire aree in cui i capelli non ci sono più e le cellule follicolari si sono atrofizzate impiantandovi, chirurgicamente, follicoli di altre aree del capo (tipicamente quelle della zona occipitale, dove tutti, uomini e donne, hanno una folta rigenerazione). “Questo tipo di operazione dona esteticamente un risultato immediato ma, se scelta come unico trattamento, non aiuta a preservare i capelli per il futuro. Le aree intorno a quelle dove il trapianto è avvenuto infatti sono le prime a soffrire di una miniaturizzazione e se non vengono aiutate potrebbero presto causare nuove cadute e un aggravarsi dell’alopecia, di fatto una statistica internazionale sottolinea che oltre l’88% dei pazienti sottoposti ad autotrapianto ripete l’intervento più volte negli anni successivi. E’ inutile sottolineare che più si interviene chirurgicamente più i risultato possono essere poco naturali.”, spiega il dottor Mauro Conti, responsabile scientifico di HairClinic, centro di eccellenza italiano nella cura dell’alopecia maschile e femminile.

Il Protocollo di Medicina Rigenerativa bSBS?
“Bloccare la caduta arginando l’evoluzione della calvizie è invece il giusto approccio, oggi possibile grazie al Protocollo di Medicina Rigenerativa avanzato bSBS che aiuta a invertire il processo di miniaturizzazione promuovendo sui follicoli uno stato di salute e spessore”, continua il dottor Conti. “Si tratta di un Protocollo medico non chirurgico, non invasivo, che si effettua in una sola seduta, adatto dunque a tutti senza controindicazioni. E’ consigliato e ritenuto necessario su tutti i casi di perdita dei capelli per via del gran miglioramento circolatorio utile sia a chi soffre di calvizie a uno stadio iniziale, sia a chi invece ha già affrontato più interventi, di fatto."

Come avviene il trattamento? Si comincia con un prelievo di cellule del paziente stesso che vengono poi separate e selezionate grazie a una sofisticata procedura medica. Isolate le migliori cellule riparatrici, queste vengono iniettate nelle aree da trattare con piccoli aghi indolore, per andare a rigenerare le aree bisognose. Il trattamento è ultimato: restano i controlli di routine nel tempo. Solo dopo questa nuova linfa data a tutti i follicoli è consigliabile, eventualmente, agire localmente con un intervento di autotrapianto di capelli.

A chi è indicato e quali risultati si possono ottenere? Il Protocollo di Medicina Rigenerativa bSBS è indicato su tutti i gradi di calvizie trattabili, esprime il massimo potenziale sul diradamento o forte diradamento, situazione che riguarda oltre il’93% dei pazienti che si avvicinano alla cura. Anche nei gradi di calvizie molto avanzata è ormai considerato necessario per ottenere un alto valore estetico naturale oltre ad un risultato duraturo e più completo.