Mesotelioma, le cure sono più efficaci grazie ai semi dell'uva

Lo studio è nato dalla collaborazione tra ENEA, CNR e Università "Federico II" di Napoli

In Italia rappresenta lo 0,4% di tutte le neoplasie diagnosticate nell'uomo e lo 0,2% di quelle diagnosticate nelle donne. Il mesotelioma è un tumore che nasce dalle cellule che rivestono il mesotelio. Si tratta di un tessuto che ricopre la superficie delle membrane sierose che, a loro volta, foderano la parete interna di torace, addome e spazio intorno al cuore. A seconda dell'area interessata, il mesotelio assume diversi nomi. Il principale fattore di rischio di questa malattia è l'esposizione all'amianto. Con questo termine si indica una famiglia di minerali piuttosto comuni in natura con una struttura fibrosa molto resistente al calore. Le sue fibre, se inalate, si depositano nei polmoni e possono danneggiare le cellule mesoteliali provocando, in alcuni casi, il cancro della pleura. Altri fattori di rischio meno comuni sono l'esposizione agli zeoliti con erionite, le radiazioni a torace e addome, le iniziezioni di torio (utilizzato in medicina fino al 1950). Secondo alcuni studi sarebbe incriminata anche l'infezione da virus SV40. I sintomi del mesotelioma sono inizialmente poco specifici e pertanto vengono ignorati o interpretati come segnali di altri disturbi più comuni e meno gravi. Le manifestazioni più tipiche del mesotelioma pleurico includono: dolore nella parte bassa della schiena o a un lato del torace, tosse, febbre, stanchezza, fiato corto, debolezza muscolare, perdita di peso e difficoltà a deglutire.

Una nuova prospettiva nella lotta a questa malattia deriva da uno studio nato dalla collaborazione tra ENEA, CNR e Università "Federico II" di Napoli e pubblicato sul Journal of Functional Foods. I ricercatori sono riusciti a dimostrare che all'interno dei vinaccioli (comunemente chiamati semi di uva) vi sono molecole in grado di bloccare la crescita delle cellule maligne del mesotelioma. Le stesse molecole, inoltre, si rivelerebbero utili a rafforzare le comuni terapie antitumorali, ad esempio la chemioterapia. Le analisi, in particolare, sono state condotte sui vinaccioli delle uve di Aglianico e di Falanghina, entrambe tipiche della Campania. Secondo l'indagine molecolare condotta presso il Dipartimento di Agraria dell'UNINA, soprattutto i semi dell'uva di Aglianico sarebbero ricchi di proantocianine dal forte potere antiossidante. L'estratto di semi d'uva falanghina è riuscito a ridurre la vitalità delle cellule cancerose del 30% dopo 24 ore. Quello di semi d'uva aglianico, invece, del 40%.