Migliorati i risultati per i pazienti oncologici

Luisa Romagnoni

Ogni giorno in Italia vengono diagnosticati almeno 30 nuovi casi di tumore, in persone che hanno meno di 40 anni. I giovani pazienti oncologici che sopravvivono al cancro sono oltre 8mila. In aumento e ancora in età per programmare una paternità o maternità. Oggi possono sperare di realizzare questo progetto, grazie alle tecniche di crioconservazione dei gameti, capaci di regalare un futuro fertile, dopo cure oncologiche che riducono sensibilmente la capacità di procreare. Il messaggio arriva dal Focus Oncofertilità, evento conclusivo della campagna «Futuro Fertile - Figli si nasce, genitori si diventa», realizzata in collaborazione con l' università La Sapienza di Roma, per promuovere la cultura della prevenzione dell'infertilità. Le terapie antitumorali, hanno migliorato in maniera significativa la sopravvivenza dei pazienti con tumore. Tuttavia i trattamenti antiblastici (chirurgia, chemioterapia, radioterapia e terapie biologiche), sono associati ad un rischio di infertilità temporanea o permanente.

Nelle donne, alcuni tipi di chemioterapici, ad esempio quelli che danneggiano il Dna, riducono drasticamente il numero degli ovociti primordiali, intaccando la cosiddetta riserva ovarica. Ogni anno 5mila donne nel nostro Paese devono confrontarsi con un tumore, quando ancora potrebbero diventare madri. La possibilità di preservare la fertilità, in questi casi, è rappresentata dalla crioconservazione dei gameti. «Il periodo finestra tra il momento in cui il paziente riceve la diagnosi di tumore e l'inizio della terapia è l'unico spazio utile per la crioconservazione dei gameti», afferma Andrea Lenzi, presidente della Società italiana di endocrinologia (Sie). «I Centri di crioconservazione devono essere vicini all'utenza in modo che la procedura non ritardi l'inizio delle terapie e al tempo stesso qualificati per gestire il processo di crioconservazione, sottoposto a rigide norme di sicurezza, per evitare scambi di gameti o possibili inquinamenti da virus, batteri ed altro». Presto un documento di consenso (un patto) sulla crioconservazione, per assicurare percorsi sicuri.