Morbillo, a Trieste una morte sospetta e nuovi casi

Nei giorni scorsi sono stati contati 16 infetti in tutto il Friuli Venezia-Giulia. Ma per l'Azienda sanitaria universitaria integrata triestina non si può ancora parlare di epidemia

Una morte sospetta e due nuovi casi. In tutto, solo a Trieste, sono sette le persone colpite dal morbillo, quattro delle quali operatori sanitari. Negli ultimi giorni, però, in Friuli Venezia-Giulia sono stati contati 16 infetti. Ma l'Azienda sanitaria universitaria integrata triestina sostiene che non si debba ancora parlare di contagio, anche se sono in corso indagini epidemiologiche e di tipizzazione del virus.

Le ultime due segnalazioni sono arrivate nei giorni scorsi. La morte sospetta delle ultime ore riguarderebbe un paziente affetto già da polmonite e altre patologie. Gli esami effettuati al decesso, infatti, avrebbero documentato la presenza del virus del morbillo a livello del tessuto polmonare. Gli altri infetti, invece, sarebbero stati rintracciati in diversi reparti degli ospedali Maggiore e di Cattinara. Intanto, l'Azienda sanitaria universitaria integrata di Trieste ha confermato che sono state messe in atto tutte le azioni di profilassi previste. Le azioni di vaccinazione, comunque, proseguono e coinvolgono tra i 200 e i 250 soggetti tra dipendenti, fornitori e familiari dei pazienti.

Aldo Mariotto, direttore sanitario dell'Asuits, ha fatto sapere che, dal primo gennaio al 31 agosto, in Italia, "ci sono stati 2.248 casi", ma che la situazione rimane sotto controllo. "Il morbillo è comunque una malattia frequente", ha spiegato. "Era abbastanza prevedibile che, prima o poi, vi fosse un focolaio, perché il tasso di vaccinazione è molto basso", ha specificato Riccardo Tominz, direttore del dipartimento di Igiene e sanità pubblica. Che ha aggiunto: "Solamente la fascia 1-17 anni è risalita al 90% e siamo al di sotto della soglia dell'immunità di gregge, che è del 95%". La vaccinazione, sebbene altamente consigliata, rimane facoltativa anche tra il personale sanitario.

Sul caso è intervenuto anche Roberto Burioni, medico virologo e immunologo, professore di Microbiologia e Virologia all'Università San Raffaele di Milano. Da Firenze, dove ha partecipato alla Leopolda, ha dichiarato: "In Messico, dal 1996, non hanno più vittime per morbillo, possibile che da noi ora sia morta una persona a Trieste?".

Commenti
Ritratto di Goldglimmer

Goldglimmer

Dom, 21/10/2018 - 16:11

È noto che la miglior protezione contro il morbillo di adulti è il morbillo da infanzia. Chi ha avuto la malattia da piccolo non l'avrà mai più nella vita. Non è così per chi è stato vaccinato e questo il dottorissimo Burioni dovrebbe saperlo. In Messico dove non la maggior parte delle persone non fu vaccinata, ora è ben protetta. I bambini infetti, raramente hanno delle complicazioni mentre il morbillo da adulti in molti casi è mortale.

VittorioMar

Dom, 21/10/2018 - 16:34

...ora la TBC la chiamano MORBILLO ???

wrights

Dom, 21/10/2018 - 17:47

Mia nipote è obbligata a fare le vaccinazioni altrimenti niente asilo nido! Invece il personale sanitario (fateci caso le epidemie scoppiano negli ospedali e non nelle scuole) può non vaccinarsi. Ora mi chiedo ma i famosi imunodepressi frequentano solo le scuole o qualche volta vanno anche negli ambulatori e negli ospedali? Tipicizzate, tipicizzate, ma poi mi raccomando, omertà sui risultati. Per correttezza di infermazione, ritengo che era il caso di menzionare che la persona deceduta aveva la leucemia e che sono in corso ancora gli accertamenti per verificare le effettive cause della morte.