Pacemaker, scoperta la nuova tecnica salva bambini

Il dopttor Grifoni ha eseguito il primo impianto di stimolazione fisiologica nelle Marche su un paziente di 16 anni, il quale soffriva di un blocco atrio ventricolare completo ed aveva già un pacemaker

A volte la medicina fa venire in mente l’alta cucina, quella dove si sperimentano nuovi ingredienti, nuovi gusti, nuovi sapori, per dar vita a un piatto sorprendente. Metti insieme le esperienze, le tecniche, le capacità, fai un mix tra uno e l’altro elemento e il risultato eccellente è garantito. Un po’ quello, così tanto per banalizzare una cosa molto seria, che è successa in questi giorni all’ospedale Torrette di Ancora. Il giovane elettrofisiologo fiorentino Gino Grifoni, che vanta già una esperienza professionale a Philadelphia nonché al Meyer di Firenze e al Bambin Gesù di Roma, e che attualmente lavora con il professor Capucci e il professor Dello Russo nel reparto di Aritmologia del nosocomio anconetano, ha eseguito il primo impianto di stimolazione fisiologica nelle Marche su un paziente di 16 anni, il quale soffriva di un blocco atrio ventricolare completo ed aveva già un pacemaker. Pacemaker che però aveva cessato di funzionare mettendo in serio pericolo la sua sopravvivenza. La cosa strabiliante è questa: l’impianto del device ha corretto il blocco atrio ventricolare come se non ci fosse mai stato. Nella pratica Grifoni ha usato tecniche di ecografia vascolare per garantire la maggiore durata del dispositivo e ridurre le complicanze di una procedura molto invasiva come quella tradizionale dell’impianto del pacemaker. Successivamente tramite opportune stimolazioni nel cuore, è stato individuato il punto che avrebbe permesso di curare il ragazzo e in quel preciso punto è stato fissato un elettrodo. L’elettrodo garantirà il normale funzionamento del cuore dell’adolescente e non solo la sua sopravvivenza. Una tecnica così mininvasiva e un impianto così piccolo da apparire invisibile a un normale elettrocardiogramma. I dati in letteratura scientifica sembrano indicare questo approccio come la strada da seguire nelle correzioni delle malattie del sistema di conduzione, soprattutto in pazienti che necessitano del pacemaker per sopravvivere.

Dottor Grifoni, come è nata l’idea di una tecnica del genere?

L’idea è nata dal mettere le proprie esperienze a servizio delle tecniche apprese come quella di un impianto di pacemaker.

Quanto è durato l’intervento?

Circa 1 ora.

Ci descriva come è avvenuto l’impianto.

L’impianto di un pacemaker prevede l’utilizzo di una vena per raggiungere il cuore. Nel caso dell’intervento la vena è stata individuata con tecnica ecografica. Tecnica usata all’estero ma poco utilizzata in Italia. Successivamente, tramite un introduttore dedicato utilizzato negli adulti, siamo riusciti ad individuare il punto per correggere il danno e li fissato il filo del pacemaker. Alla fine ho portato una parte dell’esperienza dell’adulto nel paziente pediatrico.

Di quante persone è composto il suo staff?

La guida del nostro reparto vede come guide due eccellenze italiane rappresentate dal Prof Dello Russo e dal Prof Capucci. Inoltre oltre a me l’Ospedale puo vantare altri 6 operatori.

Può essere applicata a qualsiasi bambino?

Potenzialmente si.

Da dove deriva la sua esperienza?

Ho girato abbastanza per la mia età. La mia esperienza sul Paziente Pediatrico deriva da un periodo trascorso al Bambino Gesù di Roma sotto la guida del Prof Drago. Precedentemente ho vissuto 2 anni negli stati uniti come ricercatore sperimentale. Poi ho avuto un esperienza Milanese dove ho avuto la fortuna di conoscere del Prof Dello Russo.

Quanto conta lo studio nel suo mestiere?

Essenziale

Quanto conta l’esperienza in altri Paesi per essere all’avanguardia in Italia?

Aiuta a tenere la mente aperta. A confrontarsi con esperienze più ampie e diverse.

Ritiene che ci siano spazi ed opportunità oggi in Italia per i giovani medici?

Spazi inevitabili sicuramente. Opportunità….. speriamo

Come valuta la sanità italiana?

Grazie ai medici e agli infermieri ottima.