Perché basta una sigaretta per non smettere più

Daniela Uva

C'è chi prova per curiosità e chi per sentirsi parte del gruppo. Ma ci sono anche tante persone convinte che un tiro ogni tanto possa contribuire a tenere sotto controllo ansia e stress. E per questo accendono la loro prima sigaretta. In pochi sanno, però, che quell'iniziale approccio al tabacco è sufficiente a innescare una dipendenza dalla quale poi è difficile uscire. Perché l'assuefazione, al gesto più che alla nicotina, è quasi immediata. A dimostrarlo, per la prima volta, è anche la scienza. Un pool di ricercatori della Queen Mary University di Londra ha scoperto che due terzi delle persone che provano il tabacco per la prima volta poi non lo abbandonano più.

TEST SU 215MILA

Per arrivare a questo risultato pubblicato sulla rivista specializzata Nicotine & Tobacco Research - i ricercatori hanno svolto un'indagine sulle abitudini di 215mila persone fra Gran Bretagna, Stati Uniti, Australia e Nuova Zelanda, attraverso otto diversi sondaggi effettuati fra il Duemila e il 2016. Il 68 per cento del campione ha raccontato di aver sviluppato la dipendenza dopo quel primo tentativo, trasformando il rito della sigaretta in un'abitudine quotidiana. «E' la prima volta che uno studio documenta il legame che può svilupparsi anche dopo una singola esperienza», ha detto ai media britannici il responsabile del team, Peter Hajek. Anche se in realtà questi risultati non fanno che confermare quanto già scoperto dieci anni fa attraverso un sondaggio su 1.246 studenti del Massachusetts. In quel caso era emerso che il dieci per cento di chi aveva iniziato a fumare regolarmente lo aveva fatto entro due giorni dal primo tentativo, il 25 per cento entro un solo mese.

«Abbiamo provato che il tasso di conversione da fumatore principiante a consumatore regolare di tabacco è sorprendentemente alto prosegue Hajek -. Questo conferma l'importanza di prevenire la curiosità verso la nicotina». Una sostanza che provoca assuefazione, ma che da sola non basta a spiegare questo fenomeno. «La scienza non ha dubbi sul fatto che già la prima sigaretta crei dipendenza spiega Gabriella Pravettoni, specialista dell'Istituto europeo di oncologia -. Questo non deve stupire perché quello che spinge la maggior parte delle persone a continuare è la ritualità che si nasconde dietro un tiro. Fumare significa cercare ogni giorno una gestualità ben precisa. Il piacere di tenere una sigaretta in mano, di emulare i propri coetanei, di condividere un momento con gli amici. Sono questi gesti e usi sociali condivisi a portare un fumatore occasionale a trasformarsi in seriale».

MENTE E CORPO

«Tenere fra le mani una sigaretta può contribuire ad aumentare l'autostima, perché quel comportamento è condiviso, approvato e sostenuto dal proprio contesto sociale prosegue l'esperta -. La nicotina crea dipendenza, ma solo nel lungo periodo. Un unico tentativo non potrebbe bastare ad abituare l'organismo ai suoi effetti. Ecco perché è così difficile uscirne. Non si tratta di combattere solo la sostanza, ma anche il piacere di un rito socialmente accettato». Ecco perché è così importante modificare il punto di vista. Attraverso campagne di sensibilizzazione e divieti sempre più stretti. «Se il paradigma sociale si trasforma allora il gesto diventa meno condiviso e approvato va avanti Pravettoni -. Qualcosa già sta cambiando. I cittadini conoscono i pericoli legati al fumo, come per esempio l'aumento dei tumori ai polmoni e alla lingua e la progressiva perdita del gusto. Inoltre sono consapevoli delle conseguenze estetiche di questo gesto. Come l'odore sgradevole emanato da chi fuma o l'ingiallimento delle dita e delle unghie. Tutto questo può facilitare un cambiamento culturale che progressivamente potrebbe allontanare le persone dal tabacco».

Ma i pericoli restano. E sono legati anche al surrogato delle bionde: le sigarette elettroniche. A lanciare l'allarme è un comitato di esperti dell'americana National academies of sciences, engineering and medicine. Il team ha spiegato che anche questi dispositivi, quando contengono nicotina, potrebbero innescare meccanismi di dipendenza. Portando chi li usa, soprattutto ragazzi e giovani adulti, a spostarsi progressivamente verso il tabacco.

LA TRAPPOLA ELETTRONICA

Resta salva un'evidenza: le sigarette elettroniche sono meno dannose di quelle tradizionali. Il problema è che chi le sperimenta rischia di finire nella trappola del fumo vero e proprio, mettendo seriamente a rischio la propria salute. Come dimostra un altro studio, questa volta firmato dall'università della California e pubblicato sulla rivista scientifica Infection and Immunity. I ricercatori hanno scoperto che il fumo è in grado di proteggere i batteri dal sistema immunitario, esponendo più facilmente l'organismo alle malattie.

Per arrivare a questa conclusione gli scienziati hanno osservato il comportamento dello Staphylococcus aureus, un microrganismo resistente alla meticillina, un antibiotico. Evidenziando che il tabacco peggiora la situazione perché aumenta la sua forza nei confronti del sistema immunitario. Insomma, lo stafilococco presente nei fumatori diventa più aggressivo man mano che le sostanze presenti nelle sigarette si concentrano nell'organismo.