La scuola inizia con un esame: visita medica per primini e liceali

Attenzione a balbuzie, gastrite e mal di testa: possono essere sintomi di disagi più profondi Gli esperti: «Ma non complichiamo la vita ai bimbi»

Marco Palma

Le vacanze sono finite per tutti: la campanella sta per suonare per sette milioni e 700mila studenti tra elementari, medie e superiori. Quasi un milione di loro al debutto.

«Il primo giorno di scuola è una delle più grandi novità per il bambino. Nuova esperienza, nuovi compagni, nuova cartella colori, quaderni. L'insegnante, gli orari, la mensa senza mamma e papà» dice Modesto Mendicini, pediatra dell'università La Sapienza di Roma. «Un insieme di esperienze, emozioni, paure, gioie, disciplina, giornata scandita da orari e impegni. Per questo non rendiamo al bambino la vita difficile con inutili sgridate, dettando orari rigidi e regole ferree. La scuola per fortuna è un momento gioioso e formativo. Non pretendiamo dai nostri figli ma condividiamo con loro questa indimenticabile esperienza».

Niente più trasgressioni, finite le giornate fatte solo di giochi, finito il lungo orario prima del sonno serale per i più piccoli, finita la vacanza con gli amici per i più grandi. «Un cambiamento a cui ci si dovrà gradualmente abituare, anche se, nel caso dei più piccoli, in molti provengono dalle scuole materne e addirittura dall'asilo nido quindi hanno imparato già un po' di regole. Ma non devono essere caricati di comportamenti, altrimenti sviluppano ansia. Specie se vanno a scuola a 5 anni» spiega Federico Bianche di Castelbianco, direttore del centro di Ortofonologia di Roma e psicoterapeuta dell'età evolutiva. «Sarebbe meglio estendere ad un terzo anno la materna proprio come percorso di maturazione, ed a 6 anni l'inizio delle elementari. Non si discute la loro maturità ma abbiamo riscontrato più problemi di apprendimento in chi ha 5 anni rispetto a chi ha un anno in più». Apprendimento, capacità cognitiva, attenzione, sviluppo della personalità: sono aspetti del bambino che vanno attentamente seguiti dai genitori in dialogo continuo con il corpo insegnante. Pronti tutti a fare la propria parte se il bambino «presenta disturbi, è dislessico, è svogliato, disattento; peggio se fortemente irrequieto. Bambini che presentano balbuzie, piangono emotivamente, si fanno la pipì addosso, non mangiano, non vedono bene aggiunge il professor Mendicini sono bambini su cui bisogna immediatamente intervenire perché nascondono un disagio ben più importante». Ma anche chi inizia il triennio delle medie per poi affrontare il quinquennio del diploma può presentare problemi legati all'età e alla personalità: la scuola da questo punto di vista è una meravigliosa cartina al tornasole per lo studente».

Il bambino che comincia un nuovo anno scolastico sa molto bene che «inizia qualcosa di nuovo nella sua vita. Ma se lo carichiamo troppo di aspettative, disciplina, di consigli che finiscono per rivelarsi controproducenti, avremo bambini che presenteranno dopo pochi mesi di scuola disturbi della personalità. Situazione tanto più difficili da vivere se i genitori sono ansiosi, possessivi, se entrano in conflitto con ciò che ha stabilito l'insegnante generando confusione e ribellione nel bambino».

Altro momento delicato è l'adolescenza, lo sviluppo, il cambiamento di personalità che si ha tra i 12 e i 13 anni. Come non va sottovalutato il percorso scolastico per chi si avvia a diventare un adulto: momenti di crescita diversi che nel periodo scolastico possono evidenziarsi.

Cosa consiglia il pediatra? «Per i più piccoli all'inizio di ogni anno scolastico una visita generale, uditiva, visiva, cardiologica e addominale. Per i più grandi una visita andrologia o ginecologica e una generale anche in assenza di disturbi specifici» suggerisce ancora Mendicini. «Se l'insegnante o i genitori si trovano a qualunque età scolare in presenza di un disturbo di personalità o di comportamento che la scuola mette in luce allora bisogna immediatamente intervenire. Dietro l'angolo del problema conclude Federico Bianchi - si può celare un mondo che può essere sconosciuto a chi gli è intorno. Fin dal primo giorno di scuola».