La sofferenza si cura Ma i malati non lo sanno

Fibromialgia, post ictus, arto fantasma: esiste un trattamento per l'80% delle sindromi

Viviana Persiani

Cos'è il dolore? L'International association for the Study of Pain lo definisce come «un'esperienza sensoriale ed emozionale spiacevole associata a un danno tissutale in atto o potenziale, o descritta in termini di danno».

Fatto sta che è soggettivo, per cui descriverlo, attribuirgli un livello di intensità e tenerlo a bada è una delle sfide più difficili della medicina. Ancora troppo spesso i pazienti si mettono in testa che si devono rassegnare: dopo aver provato qualche anti infiammatorio e, magari, una lieve terapia del dolore, pensano non ci siano altre strade. E si rovinano la vita, convivendo con una sofferenza che invece può spesso essere curata, o almeno placata. È quindi fondamentale che il medico calibri bene la cura, valutando ogni singolo caso e dosaggio i farmaci in un cocktail perfetto per dare sollievo senza creare altri problemi (agitazione, allucinazioni, perdita eccessiva di lucidità). Ed è altrettanto fondamentale che capisca l'origine del dolore e il suo livello.

Il dolore è una delle manifestazioni più importanti di disagio sullo stato di salute e si può presentare in forma sia acuta che cronica con un forte impatto sulla qualità di vita delle persone. La forma più invalidante di dolore è quella cronica sia per la quotidiana presenza che altera molte funzioni ed abilità sia complessità di cura e per la sottostima che ancor oggi persiste anche in ambienti sanitari, con un grave impatto negativo sulla vita delle persone. Sono oltre tredici milioni gli italiani colpiti da dolore cronico ed è diventato prioritario, per il sistema sanitario, far fronte a questo aspetto clinico visto che nonostante la legge 38/2010, una legge all'avanguardia a livello internazionale che dichiara il diritto dei cittadini alla cura del dolore.

IL DIRITTO A NON SOFFRIRE

I cittadini devono sapere che, in virtù della legge citata, hanno il diritto di accedere alle cure di terapia del dolore di qualunque origine esso sia e alle cure palliative nei casi in cui il dolore sia dovuto ad una malattia incurabile in fase avanzata: il dolore non va sopportato ma come ogni altra malattia va curato.

William Raffaeli, presidente della Fondazione Isal (Istituto di scienze algologiche) attiva fin dal 1993 sulla Ricerca e sulla Formazione post-laurea, descrive un quadro nitido rispetto al concetto della sofferenza: «Nel nostro corpo abbiamo un insieme di strutture e sostanze che sono deputate a mantenere in equilibrio quello che viene chiamato il sistema nocicettivo.

Si tratta di un sistema capace di percepire con i propri corpuscoli/recettori le sensazioni dolorose causate da eventi esterni o interni al nostro corpo e trasferire il segnale dalla periferia al sistema nervoso centrale». Il dolore è, dunque, una funzione fisiologica che può diventare una sindrome patologica: cosa che accade quando il dolore persiste dopo la guarigione della causa che lo ha scatenato o se non è collegabile ad alcuna condizione di malattia in atto. In questi casi, si cataloga come dolore cronico, una malattia che richiede una terapia specialistica ad hoc.

Troppo spesso capita che gli stessi medici considerino il dolore una banalità. La difficoltà di cura viene anche sostenuta dalla scarsa conoscenza dei tanti farmaci deputati alla cura e strumenti specialistici quali pace-maker per il dolore che si possono usare. Le persone non educate sul loro dolore dal personale sanitario, ritengono che avendo usato gli analgesici o meglio gli antiinfiammatori i Fans - abbiano già finito le cure possibili e dunque il loro dolore sia incurabile: in realtà solo una parte dei dolori in genere quelli reumatici o le coliche rispondono ai Fans.

I CENTRI DI TERAPIA

«Il paziente resta confuso -spiega Raffaeli- e, percependo un peggioramento, comincia a preoccuparsi. Sono ancora pochi i medici che indirizzano i pazienti verso uno dei più di 300 centri di Terapia del dolore italiani attivati dal Sistema sanitario nazionale. Ad oggi, infatti, solo una minoranza della popolazione conosce la loro esistenza e ha ricevuto una cura adeguata presso un centro specialistico».

Eppure, quasi l'80% delle sindromi dolorose è curabile. Attraverso trattamenti specifici e adeguati, che vanno dall'utilizzo di farmaci come gli oppiacei nei dolori muscolo-scheletrici o dopo traumi dove, se usati sotto controllo medico, non danno rischi e sono efficaci.

Occorre che la rete assistenziale di centri specialistici, presenti in ogni provincia italiana, sia resa il più operativa possibile. «Nessuno deve vivere col dolore perché è una condizione che causa danni importanti. La sofferenza rende più fragili: il corpo ha una memoria del dolore e genera una ipersensibilità». Avete mai sentito parlare dell'allodinia? Si tratta di dolore da sfioramento che porta ad avvertire dolore anche per sensazioni abitualmente non dolorosi. Insomma, il dolore va curato prima che diventi un disagio sociale. «Il vivere con un dolore permanente non curato genera una serie di alterazioni di funzioni indispensabili quali il sonno notturno, ansia e depressione secondaria (colpisce il 24% dei malati) con un senso di insicurezza sulla propria autonomia quotidiana a causa della presenza variabile e improvvisa di crisi acute di dolori intensi; il tutto conduce ad un grave isolamento sociale e anche talora famigliare. Ecco perché diventa importante la disponibilità e l'impegno di tutti e un forte investimento nella Ricerca sul dolore incurabile affinché si possa giungere ad una cura e una prevenzione che dia speranza a chi vive nel dolore ogni giorno per anni.