Suicidi aumentano in primavera Ecco perché il sole può uccidere

l professor Fotis Papadopoulos, docente di Psichiatria all'università svedese di Uppsala, ha cercato di dare una spiegazione al fenomeno dei suicidi primaverili

I suicidi aumentano in primavera. E c'è un motivo. Tutti pensano che l'arrivo del sole, le belle giornate, il sole che tramonta più tardi e l'odore dei fiori sbocciati faccia migliorare l'umore degli italiani. E invece non è l'inverno a portare ad un aumento delle morti per disperazione, ma la primavera.

Il professor Fotis Papadopoulos, docente di Psichiatria all'università svedese di Uppsala, ha cercato di dare una spiegazione a questo strano fenomeno. "Se tracciamo una linea per rappresentare l'inverno e una per la primavera - ha detto - è in prossimità di questa che notiamo un aumento dal 20 al 60% dei suicidi". Secondo lo studio dell'ateneo svedese, la "colpa" dei suicidi primaverili va data alla serotonina, ovvero il neurotrasmettitore che regola l'umore. Quello che viene chiamato "l'ormone del buonumore", sarebbe alla base dell'aumento dei suicidi. Come è possibile?

Papadopoulos per la sua ricerca ha preso in considerazione anche un altro dato: molti studi hanno dimostrato che alcuni pazienti che prendono farmaci antidepressivi inibitori della ricaptazione della serotonia (Ssri) - e che quindi ne aumentano il livello nel sangue - sono esposti a un maggior rischio di suicidio. "Quando trattiamo i pazienti con antidepressivi - spiega il professore - ci vogliono almeno tre o quattro settimane per cambiare il loro stato d'animo". E in questo periodo "alcune persone diventano fisicamente più attive o agitate. E questa loro anomala agitazione può portare alcuni di loro al suicidio. Forse il sole potrebbe avere lo stesse effetto". L'eccesso di "buonumore" dovuto al sole, insomma, porterebbe alcuni ad uccideri.

Lo studio dello psichiatra si basa su oltre 12.000 vittime di suicidio. Il professore ha dimostrato che esiste un legame tra la durata della luce solare e il rischio di autolesionismo. Un legame che scompare in quasi tutte le persone e che invece resta per chi al momento della morte prendeva antidepressivi. Circostanza che secondo l'esperto può essere interpretata "come un sostegno alla teoria serotoninergica".