Terapie più sicure per migliorare la qualità di vita degli anziani

Sono diverse le tematiche trattate nell'ultimo convegno organizzato a Roma da Onda e da Daiichi Sankyo Italia

Invecchiamento attivo, sicurezza delle nuove terapie anticoagulanti, tecnologie digitali a supporto della gestione delle cronicità. Infine il prezioso e difficile ruolo del caregiver. Sono questi i temi del convegno "Presa in carico assistenziale e terapeutica del paziente anziano", evento organizzato da Onda-Osservatorio nazionale sulla salute della donna e di genere e Daiichi Sankyo Italia. Il nostro è il secondo Paese al mondo, dopo il Giappone, per percentuale di anziani, con 13,8 milioni di persone over 65. Aumentano drasticamente i non autosufficienti, ad oggi 2,5 milioni che, secondo le stime, raddoppieranno entro il 2030. L'epidemiologia dell'invecchiamento della popolazione italiana, caratterizzata dalla riduzione delle nascite e dall'aumento progressivo dell'aspettativa di vita, è un dato di cui tener conto nella valutazione delle risorse da investire nella sanità pubblica. Una delle sfide più importanti dei prossimi anni sarà la gestione integrata e interdisciplinare delle malattie croniche dell'anziano, una su tutte la fibrillazione atriale. Circa il 96% dei soggetti che ne soffrono è a rischio di ictus, prima causa di invalidità permanente. L'innovazione farmaceutica e tecnologica procede per offrire a questa categoria di pazienti terapie più appropriate e sicure, al fine di ridurre l'incidenza dell'ictus con un notevole vantaggio economico e sociale.

Attualmente si contano oltre 250mila app che interessano la salute e tra queste numerose sono studiate in maniera specifica per gli anziani e per facilitare il lavoro di chi, di questi ultimi, si prende cura. Nuove soluzioni, come le terapie digitali (strumenti software in grado di somministrare terapie comportamentali a fini di prevenzione o cura) permettono inoltre significativi cambiamenti nell'assistenza a individui non più autosufficienti. I dispositivi mobili, infatti, aiutano l'impostazione e la pianificazione della terapia farmacologica, fungono da promemoria e facilitano la comunicazione con familiari o operatori sanitari coinvolti nella cura. Secondo l'ultima analisi dell'Istat, in media il 17,4% della popolazione è caregiver, un esercito silenzioso di persone rappresentato per la maggior parte dalle donne. Indipendentemente dal genere di appartenenza, il ruolo di caregiver rappresenta un compito ad "alto costo". Esiste un fondo dedicato, istituito con la legge di bilancio 2018, per la "copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico del caregiver familiare". Eppure le risorse non sono disponibili poiché manca una normativa a sostegno. Si attende ancora l'esito dell'iter parlamentare del testo unificato.