Il tumore del colon-retto è in aumento tra i giovani

A rivelarlo è uno studio apparso su The Lancet Gastroenterology & Hepatolgy, ripreso poi da Gut

Si stima che in Italia si ammalino ogni anno circa 23mila donne e 30mila uomini. Il tumore del colon-retto rappresenta la seconda neoplasia per incidenza dopo quella del seno, del polmone e della prostata e colpisce prevalentemente gli individui di età compresa tra i 60 e i 75 anni. Diversi sono i fattori di rischio legati all'insorgenza della malattia. Innanzitutto la dieta. Molti studi, infatti, confermano che un'alimentazione ad alto contenuto di grassi e proteine animali e povera di fibre favorisce la comparsa del cancro. In ambito genetico l'attenzione deve essere puntata su alcune patologie ereditarie, come ad esempio le poliposi adenomatose. Altri fattori di rischio sono l'obesità, l'età, il fumo di sigaretta, le infiammazioni croniche dell'intestino, una storia pregressa di polipi, in quanto essi possono assumere connotazioni maligne. Nella metà dei casi il tumore del colon-retto si manifesta nel sigma, ovvero nell'ultima parte del colon vero e proprio e al momento della diagnosi circa un terzo dei pazienti presenta metastati epatiche. I sintomi variano in base alla sede della neoplasia, alla sua estensione, alla presenza o meno di ostruzioni ed emorragie. Indizi precoci che devono essere sempre approfonditi, sono: stanchezza, carenza di appetito, anemia, perdita di peso, stitichezza ostinata alternata a diarrea.

Un'analisi pubblicata su The Lancet Gastroenterology & Hepatology, prendendo in considerazione sette paesi ad alto reddito (Australia, Canada, Danimarca, Norvegia, Nuova Zelanda, Irlanda e Regno Unito), ha evidenziato un preoccupante aumento del tumore del colon-retto nelle popolazioni di età inferiore ai 50 anni, con un incremento dell'incidenza nella fascia che va dai 20 ai 29 anni. I dati sono stati confermati da un ulteriore articolo apparso su Gut nel quale si afferma che l'aumento dei casi nella popolazione europea si nota al massimo tra i 20 e i 29 anni. Secondo lo studio, tuttavia, l'Italia non seguirebbe questo trend e a ciò non si saprebbe ancora dare una motivazione. Secondo Giulia Martina Cavestro dell'Unità di Gastroenterologia ed Endoscopia Gastrointestinale dell'Università Vita-Salute San Raffaele di Milano ci si dovrebbe muovere in due direzioni. Innanzitutto serve istituire un registro internazionale o nazionale in grado di fornire dati precisi per i vari Paesi. In secondo luogo è fondamentale promuovere campagne di informazione per evitare quanto più possibile il ritardo diagnostico. Soprattutto in caso di sanguinamento rettale giovanile, si deve eseguire immediatamente una colonscopia.