Tumore alla prostata, mangiare funghi riduce il rischio

Lo studio, pubblicato sull'International Journal of Cancer, ha preso come campione oltre 36mila uomini

Con 42.800 casi diagnosticati ogni anno in Italia, il tumore alla prostata è la neoplasia maschile più frequente. Colpisce soprattutto dopo i 50 anni e il rischio aumenta con l'età. Secondo recenti statistiche mediche, quasi tutti gli uomini di età superiore agli 80 anni presentano un piccolo focolaio di cancro. Le cause non sono ancora completamente comprese, ma i ricercatori hanno identificato vari fattori predisponenti. Tra questi si ricordino:

- La razza/etnia: il tumore alla prostata è più comune in alcuni gruppi etnici, in particolare negli uomini afro-americani;

- L'età: la possibilità di sviluppare la malattia aumenta in maniera esponenziale dopo i 50 anni. Circa 6 casi su 10 si riscontrano in pazienti di età superiore ai 65 anni;

- Predisposizione familiare per il cancro alla prostata o al seno: gli individui che hanno un parente consanguineo (padre, fratello) affetto da tale neoplasia, presentano un rischio di ammalarsi 2-3 volte maggiore rispetto a soggetti senza familiarità. Tale rischio sembra essere leggermente più alto per gli uomini provenienti da famiglie con un'anamesi positiva per il cancro al seno;

- Stile di vita: obesità e mancanza di esercizio fisico possono incidere sulla comparsa della malattia;

- Infiammazione della prostata.

Nelle fasi iniziali il tumore è spesso asintomatico. L'aumento delle sue dimensioni è associato a problemi connessi con la minzione, poiché l'organo circonda l'uretra prostatica. I sintomi possono includere: difficoltà o stimolo frequente a urinare, dolore o bruciore durante la minzione, sangue nelle urine o nello sperma, disfunzione erettile, eiaculazione dolorosa, disagio nella zona pelvica, dolore generalizzato a fianchi, schiena o bacino, stanchezza, perdita di peso, malessere generale. Una buona notizia nella lotta al tumore della prostata giunge da uno studio pubblicato sull'International Journal of Cancer, secondo il quale chi consuma funghi almeno 3 volte alla settimana vede scendere del 7% il rischio di ammalarsi. La ricerca è stata effettuata prendendo un campione totale di oltre 36mila uomini tra i 40 e i 79 anni che avevano partecipato all'indagine di Cohort Miyagi nel 1990 e a quella di Cohort Ohsaki nel 1994. I soggetti sono stati osservati in media per 13,2 anni e in questo lasso di tempo il 3,2% di loro ha sviluppato il cancro. Si è però notato che il consumo di funghi diveniva una sorta di protezione per la neoplasia prostatica. Non si menzionano, tuttavia, quali tipologie degli stessi apportano maggiori benefici e rimane incerto il loro meccanismo protettivo.