Tumore al seno, la dieta che contrasta gli effetti indesiderati della chemio

Lo studio, condotto dai ricercatori del Georgetown University Medical Center, è stato pubblicato sulla rivista Breast Cancer Research and Treatment

Si stima che circa una donna su dieci ne venga colpita nel corso della vita. Il tumore al seno è la neoplasia più frequente nel sesso femminile e purtroppo non sono ancora del tutto note le cause. Alla malattia, tuttavia, vengono associati alcuni fattori di rischio. Innanzitutto l'età. La maggior parte dei casi, infatti, si diagnostica in soggetti ultra cinquantenni. Costituiscono altresì campanelli d'allarme la prima gravidanza dopo i 30 anni, il menarca prima dei 12 anni, la nulliparità, la familiarità e la menopausa tardiva (dopo i 50 anni). Diversi studi hanno inoltre dimostrato una connessione tra il cancro alla mammella e un uso eccessivo di estrogeni. Nonostante l'obiettivo fondamentale resti sempre quello di giungere ad una diagnosi precoce prima della comparsa dei sintomi, è necessario osservare periodicamente il seno per scorgere eventuali anomalie. La manifestazione più comune della neoplasia è la presenza di un nodulo di consistenza dura ben riconoscibile alla palpazione. Da non sottovalutare, inoltre, le perdite da un capezzolo, una sua inversione, la desquamazione della pelle circostante e cambiamenti di forma della mammella.

In caso di diagnosi di tumore al seno resta fondamentale l'approcio chemioterapico, nonostante i numerosi effetti collaterali che esso comporta, soprattutto se assocciato a terapie che inibiscono la produzione degli estrogeni: stanchezza, sudorazione notturna, vampate. Questi, tuttavia, possono essere ridotti e tenuti a bada attraverso la dieta. Ad affermarlo è uno studio statunitense pubblicato sulla rivista Breast Cancer Research and Treatment e condotto dai ricercatori del Georgetown University Medical Center. Gli scienziati hanno esaminato oltre 360 donne sopravvisute al cancro, per metà bianche non ispaniche e per l'altra metà di origine cinese. Dall'analisi delle loro abitudini alimentari è emerso che più è alto il consumo di soia e di crucifere (cavoli, broccoli), più si riducono i sintomi simil menopausali. Tali benefici potrebbero derivare dalla presenza di alcune molecole: gli isoflavoni della soia che mimano l'azione degli ormoni estrogeni e i glucosinolati delle crucifere, in grado di influire sugli enzimi che modulano l'infiammazione e i livelli di estrogeni.