A Varese si cura la sordità

Con gli impianti cocleari si sono superati i deficit uditivi di 2mila bambini

Luigi Cucchi

Varese capitale europea per la cura della sordità, una malattia che si può curare. Con una buona riabilitazione e protesi acustiche di ultima generazione o impianto cocleare (l'orecchio bionico) i bimbi possono sentire perfettamente e condurre una vita normale. L'Audiovestibologia ha avuto in questa terra un grande sviluppo; oggi è il primo centro per numero di impianti cocleari (1800 in 20 anni) e fiore all'occhiello della sanità italiana. I pazienti vengono da tutte le regioni e solo qui riescono a sentire e a far sentire i propri figli.

I maggiori specialisti europei hanno partecipato venerdì e sabato a Villa Cagnola, all'incontro della European Cochlear Implant Users (Euro-Ciu) sulla «Qualità della vita e strategie di riabilitazione per portatori di impianti cocleari». L'incontro è stato organizzato con il supporto di Aguav, l'associazione dei genitori di disabili auditivi. Molti gli specialisti europei, accolti da Eliana Cristofari, chirurgo e direttore del Centro: rappresentanti dei centri italiani più importanti dopo Varese (Piacenza e Padova) e Michal Luntz, dell'Ear & Hearing, dell'Israel Institute of Technology di Haifa, ha parlato della qualità di vita da un punto di vista medico e del paziente, essendo lei stessa portatrice di impianto cocleare. Il professor Gerald O'. Donoghue, dell'università di Nottingham, direttore del più grande centro di impianti cocleari in Inghilterra, ha ricordato la storia dell'impianto cocleare ed illustrato le nuove strategie per migliorare la qualità di vita dei portatori di impianto.

Al termine del lavori le delegazioni Euro-CIU, hanno stilato le Linee Guida per la cura della sordità che verranno presentate alla Commissione Europea da Teresa Amat, presidente Euro-CIU. Venticinque le delegazioni europee, provenienti da tutta Europa, ma anche da Turchia e Russia, che hanno voluto approfondire la conoscenza del metodo protesico cognitivo dell'equipe di Varese.

La sordità infantile è una patologia relativamente frequente: in Italia nascono circa 1.500-2.000 bambini sordi ogni anno. Le sordità congenite o perinatali rappresentano circa l'80% dei casi, un ulteriore 10% è costituito da sordità acquisite prima dei tre anni. I sordi congeniti sono 1-2 ogni mille nati e la percentuale sale a 5-10 per mille se sono nati a rischio. In Italia sono circa 25mila i bambini con disturbi comunicativi causati da l deficit uditivo e per circa 7mila bambini viene richiesto il sostegno scolastico.

La sordità insorta nei primi tre anni di vita, se non curata, causa gravi disturbi nell'apprendimento del linguaggio e nella comunicazione, fino alla condizione più grave di sordomutismo. Oggi la tecnologia protesica, unita ad un precoce e mirato trattamento abilitativo, consente una cura risolutiva eliminando la disabilità e l'handicap. Un intervento precoce riduce inoltre le spese per l'assistenza e l'integrazione sociale dei sordi.

Un intervento tempestivo migliora il decorso della patologia. Lo screening audiologico neonatale permette di identificare le sordità invalidanti in un'età ottimale per il trattamento riabilitativo. Oggi si considera precoce una diagnosi di sordità effettuata entro i primi tre mesi di vita del bambino. L'identificazione del deficit uditivo alla nascita rientra nella prevenzione secondaria finalizzata ad eliminare il divario tra bambino sordo e bambino normovedente in termini di performance comunicative, linguistiche, relazionali e cognitive.