WhatsApp influenza la mente, lo dice uno psicologo

Una ricerca inglese ha notato che WhatsApp, la popolare applicazione di messaggistica, influenza in maniera positiva l'umore e il benessere psicologico degli utenti; dunque, combatte la solitudine e accresce l'autostima

I social network sin dalla loro nascita hanno portato importanti cambiamenti nella vita di quanti decidono di usufruirne, cambiamenti dal punto di vista dell'interazione sociale e in generale psicologici. Uno studio recente, proveniente dalla Gran Bretagna, afferma proprio che i social e in particolare WhatsApp producano effetti positivi sulla mente degli utenti. La ricerca, pubblicata sull'International Journal of Human Computer Studies, ha potuto vedere come WhatsApp abbia un impatto positivo sul benessere psicologico.

Per poter giungere a queste conclusioni sono state coinvolte 200 persone con un'età media di 24 anni; l'utilizzo giornaliero si è aggirato mediamente intorno ai 55 minuti e la loro attenzione era catturata maggiormente dalle chat di gruppo.

Si è constatato che chi passava più tempo utilizzando la popolare applicazione di messaggistica si sentiva meno solo e persino l'autostima subiva una spinta. Ciò è dovuto al fatto che ci si sente più vicini ad amici e parenti pur stando fisicamente distanti.

La dottoressa Linda Kaye, docente di psicologia presso la Edgehill University, ha affermato: "Ci sono molti dibattiti sul fatto che passare il tempo sui social media sia dannoso per il nostro benessere, ma abbiamo scoperto che potrebbe non essere così male come pensiamo. Più tempo le persone trascorrevano su WhatsApp, più questo le faceva sentire più vicine ai loro amici e familiari facendo percepire queste relazioni come di buona qualità. Sembra che usare WhatsApp per connettersi con i nostri amici più stretti sia favorevole per alcuni aspetti del nostro benessere. "

Inoltre, secondo Kaye, vi è ora l'idea secondo cui la tecnologia associata ai social possa stimolare le relazioni esistenti e le opportunità di comunicazione, migliorando di conseguenza gli aspetti riguardanti il benessere degli utenti. Siamo di fronte a una ricerca che è in controtendenza rispetto alle precedenti che, fino a oggi, puntavano il dito contro l'uso dei social network.