Il salvadanaio casa

Il Decreto fiscale approvato dalla Camera la settimana scorsa come collegato alla Finanziaria 2006 contiene un provvedimento molto importante, diremmo esemplare nel merito e nel metodo, passato relativamente inosservato. Si tratta di finanziamenti per prestiti vitalizi, assistiti da ipoteca sugli immobili, per chi ha più di 65 anni.
Esso riguarda dunque gli anziani e si inquadra nel disegno di una politica a loro favore, che corrisponde a un obiettivo di alto valore per la nostra società. In questo senso, diremmo, una politica sociale. Ma il conflitto, che spesso contrappone gli obiettivi sociali e quelli economici nelle scelte politiche, viene superato sia in vista di un forte programma per la casa ai cittadini meno dotati di mezzi, sia per gli effetti di rilancio dell'economia con la mobilitazione di notevoli risorse.
Potrebbe essere su entrambi i versanti uno strumento ideale. Di fatto gli italiani ultrasessantacinquenni detengono un patrimonio immobiliare che si stima intorno ai 900 miliardi di euro. Ma non di rado, con una casa in proprietà e redditi bassi o anche molto bassi, questi anziani hanno seri problemi di liquidità. La loro situazione può andare da un sofferto disagio a autentiche forme di «nuova povertà». Faticano a reggere il costo della vita, a sbarcare il lunario, a permettersi un'assistenza sanitaria di qualità. Anche se dispongono di un discreto patrimonio immobiliare.
Il problema è quello di sbloccare questa ricchezza, specialmente in una fase di boom edilizio come è ancora quella attuale. I prestiti vitalizi ipotecari per il consumo degli anziani, autorizzati anche in Italia dal Decreto fiscale, sono poi i cosiddetti «reverse mortgage»: strumenti finanziari che sostengono il consumo degli anziani senza che essi si debbano privare dell'abitazione di proprietà. E forse, data l'esistenza di un'opzione di rimborso anticipato in ogni momento, potrebbe effettivamente essere meglio parlare di «valorizzazione immobiliare anticipata» anziché di mutuo vitalizio. Ma quello che conta è la sostanza, e il concetto.
Così si interviene a favore degli anziani nel punto centrale di un penoso paradosso economico e sociale per cui, pur disponendo di una non trascurabile ricchezza complessiva quasi interamente bloccata in beni reali come la casa, molti fra loro sono costretti all'indigenza. Nello stesso tempo il medesimo strumento finanziario (simile a quelli già in uso nel mondo anglosassone) potrebbe smobilizzare e immettere nel circuito del reddito nuove risorse per sostenere la crescita dell'economia.
Altro vantaggio - anche qui economico e sociale - potrebbe essere l'aiuto (o l'incentivo) per i giovani a lasciare l'abitazione dei genitori, prima di... diventare a loro volta «anziani» o quasi! Ma soprattutto ne sarebbe fortemente agevolata la programmata dismissione del patrimonio delle case popolari, secondo la politica della casa che l'attuale governo sta perseguendo. Ciò che darebbe grandi benefici all'economia e a tutta la società con la riduzione del nostro debito pubblico.
Uno strumento «ideale» come questo nel caso italiano, in grado di operare con efficacia proprio all'intersezione di questioni cruciali come le politiche per gli anziani e le politiche della casa, ma in una prospettiva che riguarda al tempo stesso lo sviluppo dell'economia, ha tutti i requisiti di una buona, anzi ottima legislazione. Corrisponde alla razionalità e alla concretezza del governare e del riformare con capacità e senso di responsabilità. Probabilmente ci vorranno incentivi per far decollare rapidamente questi «prestiti vitalizi ipotecari», ma la strada è aperta.
Sarà comunque chiaro che i programmi concreti di governo sono cosa ben diversa dal «programmismo» senza metodo, confusionario e un po' cialtrone che va per la maggiore a sinistra. Come stato dell'arte, ma forse un po' meno in buona fede nel mondo di oggi, fa venire in mente quello naïf dei Consigli di fabbrica del Nord nel 1945-46 per la riconversione delle industrie belliche. Per la verità, non è che a sinistra ci sia poi di meglio nel decantato «metodo» dei «10 punti in 100 giorni». A parte l'impronta tecnocratica che la dice lunga sul rapporto con la democrazia, programmi che si possono scrivere elegantemente su un tovagliolino di carta in una pasticceria.