Come salvare il pianeta? Surriscaldandolo

Chi abitualmente mi legge sa che considero il riscaldamento globale antropogenico una panzana, un falso scientifico perpetrato da politicanti con la compiacenza di una porzione d'accademia codina e parruccona. E sa pure che considero impossibile contenere le temperature globali tramite il controllo delle emissioni di Co2, manovra non solo inutile ma anche dannosa. Senonché, ridurre la temperatura del pianeta, oltre che impossibile - e, per questo, dannoso - non è neanche desiderabile. Cioè: dovremmo auspicare un pianeta più caldo. Vediamo perché.
Dicono i fessi: aumenti di Co2 implicherebbero un mondo più caldo, il che potrebbe far aumentare gli eventi atmosferici violenti. Ora, l'origine di questi ultimi risiede nel movimento di grandi masse d'aria, iniziato e promosso da gradienti di temperatura e pressione in atmosfera. In particolare, gli eventi meteoclimatici estremi sono promossi dal contatto di masse d'aria fredda che dai poli si spostano verso i tropici in conseguenza della differenza di temperatura tra le due aree: maggiore questa differenza, maggiore la potenza dei venti. Ma la congettura che vuole le emissioni antropiche di Co2 responsabili del riscaldamento globale prevede che questo sia più accentuato nelle regioni polari che ai tropici. Insomma: il riscaldamento globale presunto antropogenico riducendo i gradienti di temperatura ridurrebbe anche l'intensità e il numero degli eventi estremi.
Dicono i fessi: aumenti di Co2 implicherebbero un mondo più caldo, il che potrebbe far aumentare l'incidenza di decessi estivi per colpa di temperature troppo alte. Non v'è alcun dubbio che la calura estiva possa essere fatale ad alcuni, ma lo stesso può addebitarsi al troppo freddo. Più precisamente, le statistiche note informano che il numero di decessi da freddo è il doppio del numero di decessi da caldo. Inoltre, la congettura che vuole le emissioni antropiche di Co2 responsabili del riscaldamento globale prevede che questo sia più accentuato d'inverno che d'estate. Insomma: il riscaldamento globale presunto antropogenico ridurrebbe i decessi da freddo più di quanto non aumenterebbe quelli da caldo, e nel complesso diminuirebbe l'incidenza di morti per colpa delle temperature estreme.
Dicono i fessi: aumenti di Co2 implicherebbero un mondo più caldo, il che potrebbe far diminuire la produzione agricola e aumentare i morti per fame nelle aree sottosviluppate. Dimenticano, costoro (non a caso sono fessi), che la presunta causa del riscaldamento sarebbe l'aumento della concentrazione atmosferica di Co2, e che proprio la Co2 è il cibo delle piante. Le quali crescono, grazie alla luce solare, da Co2 e acqua: una maggiore concentrazione di Co2 in atmosfera, allora, non solo aumenterebbe la resa dei raccolti, ma consentirebbe un impiego più efficiente dell'acqua. È stato anzi dimostrato che un raddoppio della concentrazione atmosferica di Co2 garantirebbe un aumento dei raccolti tra il 50% e il 100% (non a caso in alcune serre si pompa Co2 per aumentare la produzione vegetale).
Tutto l'allarmismo diffuso sui rischi del riscaldamento globale poggia sull'assunto di ritenere che sia proprio quella attuale la migliore temperatura possibile per l'umanità. L'assunto forse presuntuoso e sicuramente ingenuo. Come ritenere che siano le migliori possibili, che so, le attuali salinità dei mari o frequenza dei terremoti: invece, se l'acqua dei mari fosse più dolce e la frequenza dei terremoti nulla saremmo tutti più contenti. Allo stesso modo, a ben guardare le cose, un pianeta più caldo ci farebbe sicuramente più comodo. L'effetto serra presunto antropogenico riscalda le notti più dei giorni, gli inverni più delle estati, le zone fredde più di quelle calde; fa diminuire l'intensità e il numero degli eventi climatici violenti e l'incidenza di decessi per temperature estreme; e fa aumentare la resa della produzione vegetale, sia essa agricola o boschiva.
Ora, se mi si chiede sull'opportunità di agire in modo da cercare di raggiungere l'optimum climatico, avrei poche esitazioni a rispondere che non sarebbe opportuno. Ma agire in modo da evitare di raggiungerlo, quell'optimum, mi pare che sia proprio, come dire, da bischeri. Dalle parti di Bruxelles i bischeri - bischeri col botto - hanno dato prova di esserci copiosi; al momento stanno facendo le valigie per riunirsi tutti, assieme ai consimili dal resto del globo, a Copenhagen: mettiamoci comodi in poltrona e godiamoci lo spettacolo. Nell'attesa, rinnovo la previsione che azzardai il primo ottobre su queste pagine: a Copenhagen prevarrà la forza della ragione e i bischeri di tutto il mondo celebreranno il loro ennesimo fallimento.