SALVIAMO LA TERRA (DAGLI AL GORE)

L’ultima è che il mutamento climatico avrebbe fatto crescere il Monte Bianco di due metri. Ma sì: due metri in più, come se le rocce fossero adolescenti in piena tempesta ormonale. Perché poi sia cresciuto solo il Monte Bianco e non il Monte Rosa, tanto per dire, o il Rocciamelone, è un mistero noto solo ai nostri amici ambientalisti, quelli che sognano il mondo pulito, anche se qualche volta hanno la coscienza sporca.
Che ci volete fare? La settimana del Nobel ad Al Gore ha ridato slancio a tutte le idiozie di questi simpatici signori che vogliono che tutto sia verde, tranne le loro tasche. E così anche la frana in val Fiscalina, frutto di normali mutamenti delle Alpi, è stata raccontata come un episodio della catastrofe ambientale in corso. Del resto l’Italia non è, come ci ha spiegato il ministro Pecoraro Scanio, il Paese in cui le temperature crescono miracolosamente più che nel resto del mondo? Nessuno ne ha ancora capito la ragione, a meno che la ragione non sia quella di giustificare i 344 consulenti del ministero dell’Ambiente. Si sa, il mondo è in pericolo e non si bada a spese per salvarlo: risparmiamo sull’energia, risparmiamo sul carburante, risparmiamo su tutto, ma non sui gettoni di presenza. E pazienza se si rischia l’inquinamento da sprechi. Il protocollo di Kyoto mica dice nulla al riguardo.
Così, preparatevi, dopo l’innalzamento del Monte Bianco, chissà cosa ci aspetterà. Il Gran Sasso che supera l’Everest? La Marmolada che balla la mazurka? Da questi professionisti della paura (a contratto) ci si può aspettare di tutto: non sono stati loro, negli ultimi tempi, a spiegarci che dovevamo smettere di tirare lo sciacquone in bagno per vivere felici? Non sono loro che teorizzano la necessità di non lavarsi mai le ascelle? In fondo su questi annunci clamorosi hanno costruito carriere e professioni: è una verità. O, come direbbe Gore, una scomoda verità.
Epperò forse è venuto il momento di una svolta. È venuto il momento che l’ecologia sia sottratta ai catastrofisti e che smetta di essere una riserva indiana della sinistra. E allora forse il Nobel ad Al Gore potrebbe essere l’occasione per ripensare a come fare della difesa del pianeta anche uno degli elementi centrali del pensiero liberale. Lo ha detto Geminello Alvi ieri su queste colonne, lo ribadiamo qui: è una sfida che il Giornale seguirà con attenzione. O, per meglio dire, come bio comanda. Perché l’ambiente è un argomento troppo serio per lasciarlo in mano a chi confonde il Monte Bianco con un sufflé.

Ho ricevuto in questi primi giorni di direzione tantissimi auguri e complimenti. Avrei voluto ringraziarvi tutti, uno per uno. Ma ci vorrebbe troppa carta. Che direbbero gli amici catastrofisti? Accontentatevi di un grazie da qui.