San Bernardo va a passo di lumaca

Pier Luigi Gardella

L'odierna San Bernardo, posta sulla collina tra Bogliasco e Pieve in una delle posizioni più panoramiche del Golfo Paradiso, si chiamava in realtà Favaro; era probabilmente la diffusa coltivazione delle fave in quelle fasce soleggiate da mattino a sera che aveva dato il nome alla località. La presenza, poi, sin dai primi decenni del seicento della Cappella intitolata a San Bernardo, favorì, nel linguaggio comune, il cambiamento del nome che però, ufficialmente, resta Favaro. L'annuale sagra del primo maggio a base di fave e salame, mantiene almeno per un giorno il ricordo di quelle antiche coltivazioni diffuse su quei terrazzamenti creati dall'uomo per ricuperare spazio alla collina, e che qui si chiamano «fasce».
Fu poi, forse, per invocare la protezione dalle ricorrenti epidemie di peste, o più recentemente, nella prima metà dell'Ottocento, di colera, che il villaggio di Favaro volle come sua patrona la Madonna della Salute, della quale oggi festeggiano la ricorrenza. Una delle tante feste patronali che caratterizzano le domeniche della nostra riviera e dell'entroterra: la Messa solenne al mattino, la processione con la cassa della Madonna e i Cristi delle Confraternite, alla sera alle 20,30.
Ma la festa di San Bernardo offre anche qualcosa di più, rivolto agli amanti della gastronomia. Questa sera si possono mangiare le lumache, specialità del nostro entroterra rivierasco, cotte da un gruppo di donne del posto secondo l'antica ricetta della quale ne è gelosa custode, a San Bernardo, la signora Maria. A dire il vero le lumache sono presenti un po' in tutta la gastronomia regionale italiana: dalle «babbaluci» siciliane, alle «lumache alla castellana» di Pavia, a quelle della fiera che si tiene a Borgo San Dalmazzo in dicembre sino dal 1569. Quelle di San Bernardo hanno il privilegio di essere cucinate e preparate con i dovuti crismi per ottenere un piatto eccellente. La sagra si svolge in uno spazio attrezzato creato da pochi anni, sottostante la piazza di San Bernardo, e realizzato col decisivo apporto di tanti volontari e grazie anche alla tenacia del dinamico Parroco, don Silvio Grilli. La sua presenza a San Bernardo risale ormai ad una quindicina di anni fa. In questo tempo, don Silvio, è riuscito a trasformare un'antica villa in una Casa per anziani organizzata secondo i più moderni criteri, ha ristrutturato ed ampliato la chiesa ed i locali parrocchiali ed è stato sempre presente verso i problemi che potevano presentarsi alla piccola comunità, favorendo ad esempio l'integrazione del borgo con un consistente nuovo nucleo abitativo sorto negli anni novanta.