Sanremo global del Maestro e dell’Appuntato

Il Maestro e l’Appuntato, Morandi e Papaleo: sono da premiare, hanno cantato e portato la croce di questo Festival complicato e pieno di casini

Il Maestro e l’Appuntato si integrano, si completano, si incoraggiano. Dai, manca solo una stazione alla fine della passione. Il Maestro e l’Appuntato sono da premiare, hanno cantato e portato la croce di questo Festival complicato e pieno di casini. Fossero tre le serate, sarebbe tutto più easy. Il Maestro ha la faccia e il vocabolario del bravo ragazzo stagionato, ma tiene il timone della nave, ha il carico del protocollo ed è un filino didascalico: ricorda i codici dei cantanti, spiega il procedimento delle eliminazioni, squaderna superlativi per esaltare l’impresa, meraviglia delle meraviglie.

L’Appuntato ha il baffetto rifilato e l’occhio stralunato e malizioso all’insieme. Lui galvanizza la truppa, stropiccia il copione, tiene su il morale dell’Ariston, dall’orchestra alla Valletta superstite ma non troppo. Fra le tante coppie di queste serate Gianni e Rocco sono quella più affiatata. Hanno tenuto duro in mezzo alla tempesta delle polemiche senza paura di lasciar trasparire limiti e impacci che non sono mancati.

Il Maestro è un maestro anche quando, in uno dei momenti migliori del Festival, c’è da chiacchierare con Sabrina Ferilli, seduti sugli scalini del palco davanti alla prima fila dove da un paio di sere non si vede più il direttore Mauro Mazza, forse riparato dietro le quinte. L’Appuntato è il dritto della banda e batte sull’attualità, stiamo tecnici e tutto il resto. Insieme, ieri sera, citando alla lontana Karate kid, hanno sfornato la sintesi più precisa di questi travagliati mesi, alza lo share abbassa lo spread, alza lo share abbassa lo spread. Anche il Festival della canzone italiana è sempre più global. Almeno nella lingua.