Sant’Anna nei Monti e nel degrado

Ti ritrovi a passeggiare lungo una strada romana, l'antica Via Julia Augusta, che era stata rimodernata nel I secolo dopo Cristo dall'imperatore Augusto e che dall'odierna Vado, la Vada Sabatia dei Romani, raggiungeva Ventimiglia, Alba Intemelia, per proseguire quindi sino ad Arles testimonianza dell'avvenuta romanizzazione del territorio. Percorri questa strada a mezza costa in un incantevole scenario mediterraneo, dominando il mare e il porticciolo di Alassio arroventato dal sole. Ma la sorpresa, la brutta sorpresa, ti attende quando credi di raggiungere le vestigia di un antico tempio cristiano, S. Anna nei Monti.
La storia racconta che quella struttura religiosa fu la primitiva chiesa parrocchiale di Alassio, eretta pare nel 940 da parte dei padri Benedettini che abitavano all'epoca l'isola della Gallinaria. Rimase parrocchia sino al 1507, continuando poi ad essere officiata sino all'epoca napoleonica. Ceduta a privati divenne stalla e cadde in abbandono. Fu però radicalmente restaurata negli anni 1968-70 e riaperta al culto. Pensavi, pertanto, di incontrare una piccola cappella di campagna, pulita ordinata come tante se ne trovano sulle nostre colline. Dopo meno di quarant'anni dal radicale restauro, annunciata da un cartello che la indica come Monumento Nazionale, ti ritrovi la desolazione, l'abbandono, la sporcizia. I rovi avvolgono buona parte del manufatto, l'interno, visibile attraverso un cancello, sporco e degradato.
Durante i restauri erano venuti alla luce interessanti affreschi; il più esteso si trova sulla parete sinistra del portico e rappresenta il Cristo Pantocratore con alla destra una folla di beati e alla sinistra, l' "Angelo della salvezza". Questi affreschi ora sono ricoperti dalle solite scritte dei cretini, che non mancano mai. Peccato che si tratti di affreschi che si fanno risalire alla fine del XV secolo. Trovare un simile gioiello in un tale degrado ti deprime. Ci dicono che sia di proprietà privata, ma i restauri, a suo tempo, chi li ha finanziati? Abbiamo una Soprintendenza attenta alle problematiche che la nostra regione e lo dimostra il fatto che la cappella sia segnalata da un cartello che la certifica Monumento Nazionale. Le guide turistiche riportano tra gli itinerari consigliati la visita a questa chiesina. Ma allora perché si tollera che essa resti in quel degrado che ci fa vergognare di fronte ai tanti turisti stranieri che la visitano? Basterebbe poco, perché in effetti la struttura dell'edificio è ancora in ordine; basterebbe forse una sola giornata di un gruppetto di volontari per pulire lo sporco che domina ovunque, i rovi infestanti, i locali pieni di foglie secche. Resta comunque un affresco quattrocentesco irrimediabilmente rovinato e una piccola oasi nella macchia mediterranea di Alassio deturpata dall'incuria. Sarebbe bene che ogni tanto ci si ricordasse che la nostra Riviera non ha solo le spiagge, ma anche una collina.