Santa Margherita Ville «blindate» dal lascito fascista

Giù le mani dai lasciti al fu partito fascista che, sciolto, sono finiti sì nel patrimonio immobiliare di Santa Margherita Ligure, ma non si possono né vendere né modificare quanto a destinazione d'uso. Nessun arzigogolo di eccentrici benefattori, solo la disposizione di una legge del '57, su decreto legislativo del '48, che blinda ipotesi di sorta su i due complessi di pregio di Villa Lomellini e Lascito Roccatagliata.
«Un anacronismo inaccettabile per la storia e i bisogni di oggi - sbotta l'assessore al bilancio G.B. Raggi -. Passi il divieto di alienazione, ma non regge bloccarne il cambio di destinazione». Strutture importanti vincolate come Villa Lomellini, palazzina d'epoca su tre piani con giardino. Deliziosa e di proprietà del marchese Giovanni Battista Lomellini, nel '34 fu da lui donata all'Opera di Previdenza per la Milizia Volontaria Sicurezza Nazionale a condizione che il suo utilizzo fosse destinato a «finalità assistenziali e benefiche in favore degli Ufficiali e delle camice nere della Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale e delle loro famiglie».
La villa divenne poi residenza di un dirigente Enpas e quindi trasferita al Comune, che tra gli anni '70-'80 la mise a disposizione dell'Asl per servizi di riabilitazione infantile. Morta lì, nessuno ci ha più messo mano e piede, giusto un minimo di interventi per non suggellarne la rovina, e nient'altro. Il vincolo vincola e che ci fai? «Scuola materna? Centro anziani?- s'interroga Raggi -. Troppe barriere, troppo da ristrutturare per mettere a norma». Si replica col Lascito Roccatagliata che accoglie scuole elementare e media inferiore, palazzetto dello sport, centro anziani e parco giochi. Angelita Roccatagliata lo donò nel '34 all'Opera di previdenza della Milizia per volontà del padre Andrea che nel testamento aveva disposto un legato di £ 500.000 per la costituzione di un collegio di arti e mestieri, con obbligo all'erede universale di procedere alla sua costruzione per poi consegnarlo, unitamente al terreno, al Comune. E l'Opera di previdenza venne scelta come destinataria dopo la rinuncia del Comune stesso. Il complesso immobiliare passò poi all'Enpas e quindi, per la legge del '57, al Comune. Inizialmente fu collegio, poi ospitò famiglie di sfollati finché fu demolito e riorganizzato dal Comune in tre strutture le cui destinazioni sono rimaste immutate fino ad oggi. «Ma il palazzetto dello sport - insiste Raggi - non è idoneo ad ospitare tornei e manifestazioni. Ricollocando tutti gli impianti sportivi nella zona ove ora sorge il campo da calcio, si potrebbe utilizzarne la volumetria per scopi residenziali». Macché, resta ferma quella destinazione ad «istruzione ed educazione locale» stabilita dalla legge del '57, che «non c'entra più con il quadro di mutate esigenze e priorità: dal numero di bambini residenti e dall'andamento delle nascite gli attuali edifici scolastici sono pienamente sufficienti; anzi molte aule sono vuote, mentre l'urgenza resta la casa». Anche il vincolo di inalienabilità «appare obsoleto - insiste Raggi - perché impedisce al Comune di trarre un reddito significativo dalla vendita di beni che, poco idonei ad utilizzi diretti, possono essere invece estremamente appetibili per il mercato immobiliare, e mi riferisco soprattutto a Villa Lomellini». Quindi? «Quindi abbiamo scritto al sottosegretario Belsito per sbloccare la situazione». La risposta è stata sollecita e l'idea è quella di modificare il decreto legislativo del '48 e poi del '57; un «provvedimento da collocare nelle norme attuative del federalismo fiscale». Uno spiraglio per scalzare anacronismi assurdi che diventano sabbie mobili.