Santanchè: «Io di destra lavoro per “l’Unità”. E non me ne vergogno»

Mentre aspetto Daniela Santanchè nel salotto della sua casa romana, do un’occhiata alle foto incorniciate. C’è lei col figlio Lorenzo in tutte le salse, ma nemmeno l’ombra di Canio Mazzaro, il padre del ragazzino. Dopo la fuga di Canio un anno fa con Rita Rusic, l’ex moglie di Cecchi Gori, al farfallone è stato negato anche il normale destino dei lepidotteri di finire infilzati sotto vetro. Cancellato, punto e basta, nonostante tre lustri di convivenza. Tipico della Santanchè irruenta degli ultimi tempi.
A 46 anni, in un pugno di mesi, Daniela si è lasciata tutto alle spalle. Il compagno fedifrago, l’ex camerata Gianfranco Fini, An, le maniere prudenti, l’aria da fatalona dalle lunghe gambe. Ha afferrato la spada e mena fendenti.
Le mie riflessioni sono interrotte da un colpo d’aria che fa volare le tende. È Daniela che entra a passo militare. Ha lasciato da qualche parte il dromedario ed è vestita come Laurence d’Arabia. Ha un’enorme sciarpa rossa per ripararsi dal vento del deserto, una cintura bordeaux di pitone e un pantalone grigio da legionario che sprofonda in due giganteschi stivali verdi da cammellizzo.
«Le piace la mia casa?», dice e mi ingiunge con gli occhi di dare uno sguardo circolare alla stanza zeppa di tende multicolori, drappi vivaci, divani e poltrone. Un gusto piuttosto orientale, in linea con le sue recenti battaglie in favore delle donne musulmane vessate dal maschilismo islamico.
«Mi piace, signora», dico dopo l’ispezione.
«Tutte le stoffe sono state lavorate dalle mie amiche detenute di San Vittore. Ci frequentiamo da anni. Con più profitto per me che per loro».
Mi corregga se sbaglio. Lei ha il seggio in Parlamento, possiede la «Dani comunicazioni» e, da poco, presiede una società concessionaria di pubblicità sui giornali. Dove trova il tempo per occuparsi di detenute?
«Se un politico non aiuta il prossimo che ci sta a fare?», dice francescana.
«Inoltre, deve accudire suo figlio da sola», aggiungo ammirato.
«Non sono sola. Ci sono nonna Rosa e nonno Michele che, quando non sono a Milano, come oggi, si trasferiscono da me per stare col nipotino».
«Sono i suoi genitori?».
«No. Di Canio. Ma stanno dalla mia parte e sono affettuosissimi con noi. Loro si occupano di me e di mio figlio. Io mi occupo di loro. Ci sentiamo di continuo e, se hanno bisogno, gli mando la macchina con l’autista». Tra una frase e l’altra risponde al cellulare. È un mix di telefonate di imprenditori, politici e giornalisti. Molti le chiedono del suo passaggio da An alla Destra di Storace e Buontempo. Lei taglia corto e rinvia gli approfondimenti per fare in fretta l’intervista e non perdere l’aereo per Milano perché vuole passare la serata col figlio undicenne.
«Ha cambiato radicalmente vita», osservo.
«Non mi interessa quasi più niente di quello che facevo prima. Né salotti, né prime alla Scala. Da ragazza cresciuta, so ormai capire quali sono le cose importanti della vita: mio figlio e gli interessi veri della gente. Non faccio politica per lo stipendio. Ho altro con cui guadagnare. La faccio per passione», dice soddisfatta di sé. La chiacchierata sta prendendo una china troppo virtuosa e cambio ritmo.
Nostalgia di Fini a un mese dalla rottura?
«Nessun rimpianto. Con lui ho rotto da quando disse sì al referendum sulla procreazione assistita. Sono contro la destra sbiadita. Sono per i colori accesi e una destra chiara».
Dalla sua uscita da An, ne sono successe di cose. Fini ha avuto una figlia da Elisabetta Tulliani.
«Mi piacerebbe vedere il bel quadretto di loro due con la carrozzina. Fossi al loro posto adorerei mostrarmi col bebè».
Ma loro, niente.
«Mi sarò distratta, ma non mi risulta. Preferirei un Fini più umano, meno animale a sangue freddo».
Fini ha anche litigato col Cav.
«Ci sono grandi uomini e uomini. Io sono abituata al mercato e non ho paura della concorrenza».
Che intende?
«Berlusconi è il numero uno e Fini, dopo avere fatto per dieci anni il numero due o tre, è esploso. Si rilassi, non sarà mai il numero uno».
Fini è invidioso?
«Non sopporto che usi il suo popolo per la propria carriera. La destra è contro la Turchia nell’Ue o l’insegnamento del Corano nelle scuole. Ma Fini la trascina in queste assurdità per correre al centro».
Lei, invece, col Cav è in angelica armonia.
«Berlusconi è un genio che non va interpretato. Ha il merito assoluto di avere ribaltato i modi di fare politica. Che lo faccia dal predellino è sconcertante, ma cosa c’è di più bello della legittimazione della piazza?».
Cos’è per lei il Cav?
«Un capopopolo più che uno statista. Tra il guru e il mago. Quando mai Fini, nel migliore dei sogni, poteva pensare di diventare ministro degli Esteri?».
Fini ingrato?
«Ci vuole memoria e anche la capacità di riconoscere se un altro è più bravo di lui. Fini, invece, nella sua ira antiberlusconiana, ha usato il ricatto della Gentiloni sulle tv e la minaccia della giustizia».
Un bel tipo.
«Un brutto tipo».
Il Cav è di nuovo nel mirino dei pm.
«Normale. C’è aria di elezioni e che sia lui a vincerle. Non c’è un’altra Repubblica al mondo in cui una parte politica usa la magistratura come un plotone d’esecuzione».
Passando a La Destra, lei ha lasciato un signorino come Fini per mesozoici come Storace e Buontempo.
«Due persone autentiche, come la gente della Destra che già mi ama. A me piace quando la gente mi ferma per strada e mi parla».
Populista?
«Popolare. Io sono una ruspante di Cuneo. La Santanchè patinata è un’invenzione di voi giornalisti. Io sono l’esatto contrario della vostra Santanchè. Sono solitaria, antimondana, riservata».
Si è inselvatichita. Ha detto che vuole urlare con «la bava alla bocca». Non è da lei.
«Con un termine non da signora, ma da Cuneo, le dirò che la gente è incazzata. Però tace, rassegnata. Vorrei scuotere gli italiani uno a uno e dirgli: “Ma incazzati per tutto questo casino”. Perché dobbiamo sopportare il racket dell’elemosina sotto casa e cento metri più in là due travestiti con le chiappe al vento?».
Come parla?
«Se avessi detto queste cose in An, mi cacciavano subito. Invece, basta col politicamente corretto. La seconda parte della mia vita la voglio passare libera come adesso».
Ha detto: «A Fini farò un servizio che vedrete...». Minaccia?
«Voglio fare capire a Fini che la sua gente crede nei nostri valori e ci seguirà nella Destra».
Vuol mettere Fini a nudo?
«Impossibile. Lui, sotto i vestiti, niente».
La sua nuova concessionaria di pubblicità è a metà con gli Angelucci, editori di Libero e, tra breve, a quanto pare, dell’Unità.
«L’ho chiamata Visibilia e ci conto molto».
Auguri, ma non è questo. Lei parla tanto di destra poi raccoglie pubblicità per il giornale che fu di Togliatti.
«Il Muro di Berlino è caduto da anni, non se n’è accorto? Io sono orgogliosa della prospettiva e lo farò al meglio».
Ha detto «sarò felice di lavorare per la gloriosa testata». Che ha di glorioso l’Unità?
«È un pezzo di storia d’Italia».
È il giornale che tifava Stalin ed esultò per i carri armati a Budapest.
«Rispetto il popolo che lo legge, non quella storia».
È il giornale che insulta ogni giorno il suo Cav.
«Non ho la presunzione che tutti amino Berlusconi. Io rispetto la gente che crede nelle proprie battaglie».
Non si vergogna della sua incoerenza?
«Per niente. Godrei molto se qualcuno, dall’altra parte, si vergognasse».
Infatti, la redazione è in subbuglio.
«Farebbe meglio a guardare a fine anno la penultima riga del bilancio, quella dei profitti. Nell’impresa contano i risultati».
È proprio di coccio. Un’agitata al punto da avere fatto a novembre la maratona di New York.
«Una prova con me stessa. Pensi che non avevo mai corso un metro e ho fatto tutti i 42 km e 300 metri».
Da morire.
«Se oggi mi dicessero: partorisci o fai la maratona, partorisco».
Ha protestato con la Rai-tv perché i Tg non l’hanno nominata tra i partecipanti. Era vitale?
«Hanno parlato di altri italiani, cantanti, attori che neanche sono arrivati al traguardo, mi sono chiesta perché non io».
Le hanno risposto?
«Che non avevano potuto per la par condicio: tra i maratoneti non c’erano politici di sinistra da citare con me».
Il suo attivismo è una reazione alla rottura con Canio?
«Ho ritrovato le energie e ho un nuovo progetto di vita. La sola motivazione è mio figlio».
Ha metabolizzato la delusione?
«Ho cancellato il passato. Di lui, non ho più neanche una foto».
Quest’estate Canio è stato fotografato in intimità con Rita Rusic sulla sua barca che si chiama Dani, cioè Daniela, cioè lei.
«Il buon gusto non è di tutti. Quella barca l’avevo trovata io, ristrutturata io. Però, è anche bello che qualcuno se la goda».
Lei è rimasta a Milano in gramaglie?
«Ho noleggiato uno veliero di 50 metri e ho fatto una meravigliosa crociera con mio figlio».
È Natale. Cosa augura ai due colombi?
«In bocca al lupo a entrambi. Li vedrei bene a Miami per sempre. Miami, forever. Bye bye».