«Sappiamo chi sono gli altri due violentatori»

«Non festeggiamo, non lo facciamo mai. Preferiamo impegnarci e vedere i risultati. Abbiamo catturato solo uno del gruppo di stranieri responsabili dello stupro avvenuto nelle campagne di Pero nella notte tra venerdì e sabato scorsi. Comunque sappiamo chi sono gli altri due e li prenderemo a costo di andare fino in Romania, anche se non credo sarà necessario».
Paolo Scarpis finalmente è ottimista, e questo è un buon segno. Lo era stato circa tre settimane fa, quando aveva promesso di far arrestare il branco che aveva abusato a lungo e più volte della ventunenne appartatasi in auto nelle campagne di via Ripamonti, e il caso si era risolto in pochi giorni e tutti e cinque i colpevoli erano stati assicurati alla giustizia. E ottimista il questore lo è stato anche ieri sera quando ha dato la notizia dell’arresto di un clandestino senza precedenti, Mur Raduliviu, il «palo» tra i tre ragazzi dell’Est autori dell’aggressione di Pero.
Raduliviu - che viveva nello stanziamento di via Capo Rizzuto - era già nel mirino degli investigatori perché, per aver montato la guardia durante l’aggressione di una settimana fa, era stato «premiato» dai suoi due complici più anziani con una catenina e il telefonino rapinato alla diciannovenne vittima dello stupro. Il cellulare, si sa, lascia più tracce di un rossetto sulla camicia. Così, quando gli investigatori, dopo averlo pedinato, lo avevano preso in flagranza mentre rubava da un’auto (un pretesto atteso per giorni, ndr) il cerchio dava l’illusione di potersi chiudere il giorno successivo, con il blitz all’alba nell'insediamento rom di via Capo Rizzuto. Lì i poliziotti credevano di trovare la baracca di Radiuliviu, ma soprattutto di catturare i suoi due complici. Non è andata così. E le indagini continuano.
Ma da ieri il branco ha una belva di meno. E quando la notizia dell’arresto comincia a circolare, i commenti politici arrivano immediati. Il primo è quello del vicesindaco Riccardo De Corato: «Ancora una volta il presunto aggressore è un immigrato romeno. E questo ci fa nuovamente riflettere sul fatto che è necessario incrementare la lotta alla clandestinità». Una stilettata. Poi De Corato ringrazia le forze dell'ordine «e in particolare il questore e la Polizia di Stato per aver dimostrato, per la seconda volta a distanza di pochi giorni da un episodio analogo di violenza, il grado di efficienza e di alta professionalità con cui operano le forze dell'ordine».
Non usa mezzi termini, il vicesindaco, per esprimere la propria soddisfazione. «La cattura di uno degli aggressori di questa infame violenza certamente porterà agli arresti degli altri componenti del branco, avendoli già individuati». «Il vero problema ora - conclude - è quello che questi autori scontino la pena per intero e senza benefici di alcun genere».
I complimenti alla Polizia arrivano anche dal prefetto Bruno Ferrante: «Anche in questo caso - ha commentato - l'attività della polizia è stata tempestiva, efficace e brillante. Le Istituzioni devono dimostrare sempre prontezza e capacità di reazione per contrastare e prevenire forme di violenza odiose e vigliacche». Resta, però che «la risposta investigativa non risolve il problema di fondo, che va affrontato con senso di responsabilità per coniugare legalità e solidarietà».
Non solo felicitazioni. Ancora polemico il ministro per le Riforme, Roberto Calderoli, quando precisa: «Il fatto che l’arrestato a Milano sia un clandestino dimostra che nell’equazione clandestini-criminalità ho ragione io e non il ministro Pisanu». Per l’assessore alla Sicurezza Guido Manca, infine, «è importante che continui l’operazione di bonifica nei campi nomadi e in tutti gli insediamenti abusivi, che sono in genere focolai di devianza e delinquenza».

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