Sarà il «Caimano» a concludere il tratto: «Mi alleno da mesi»

A Savona il record di adesioni

Chiara Ennas

«Non ci speravo più. Anzi quasi non ci pensavo. Ho fatto quattro Olimpiadi come atleta e allenatore, ma non ho mai avuto la possibilità di toccare la fiaccola». Eraldo Pizzo, campione di pallanuoto, vincitore con la sua squadra di una medaglia d'oro ai Giochi di Roma nel 1960, commenta così il suo contributo ai Giochi invernali di Torino 2006 e la fiaccola di cui parla è quella metallizzata e futuristica disegnata da Pininfarina per l'occasione. La Liguria ha scelto Pizzo come tedoforo vip che la rappresenti quando la fiaccola passerà a Genova il 18 dicembre, dopo esser transitata alla Spezia il 17 e in attesa della visita a Savona il primo febbraio.
Ora direttore sportivo della mitica squadra di pallanuoto Pro Recco l'ex pallanuotista non sarà l'unico a tenere in mano la fiaccola: nelle tre città, infatti, sono centinaia i candidati a tedofori, disposti a camminare, trottare o correre per circa cinquecento metri. Basta questo per sentirsi parte della storia, purché - fra gli altri requisiti - non ci si guadagni da vivere come politici e si sia nati dopo il 1995. Il livello di gradimento e partecipazione all'iniziativa in Liguria è stato altissimo, tant'è vero che Savona è una delle prime città fra quelle toccate dal percorso della fiaccola per numero di adesioni. Molte cose - come per esempio le discipline - sono dunque cambiate da quando i Greci si davano appuntamento a Olimpia ogni quattro anni, interrompendo persino le guerre con vicini fastidiosi e invadenti, e lasciando da parte le scaramucce fra pòlis: ancora alle prime Olimpiadi dell'era moderna il canottaggio non trovò posto perché non ci furono sufficienti iscrizioni. Ma anche il numero dei partecipanti e la loro tenuta di gara, improntata ormai alla più moderna tecnologia che prevede la realizzazione di costumi simili a pelle di squalo o di tute fantascientifiche, come quella indossata dalla campionessa australiana Cathy Freeman. Anche lo spirito è in parte cambiato: le guerre dello scorso secolo hanno offerto motivi sufficienti per interrompere la cadenza regolare delle Olimpiadi dell'era moderna e inoltre i compensi per i vincitori non si limitano più semplicemente a una corona di alloro o ulivo e al canto dei poeti.
Sono passati quasi 106 anni da quando un italiano è salito per la prima volta su un podio olimpico: fu Gian Giorgio Trissino nel 1900 ad arrivare primo nel salto in alto equestre. È passata circa la metà degli anni da Eraldo Pizzo e compagni, senza contare il doppio trionfo ligure di Abdon Pamich e Giuseppe Ravano nel 1964. Eppure a fare le Olimpiadi non sono solo gli uomini, ma anche i materiali, tant'è vero che i primi record destinati a durare decenni furono stabiliti nel 1968 a Città del Messico, quando gli atleti sperimentarono sulle piste d'atletica, oltre agli effetti dell'altitudine, quelli dell'innovativo tartan, pavimentazione ruvida, elastica e molto costosa.
Anche gli allenamenti e la loro filosofia sono cambiati: tutto è molto più scientifico e Pizzo, con i suoi 67 anni, può parlare di come fosse diverso lo spirito nell'affrontare le competizioni: «Vincere le Olimpiadi è più che ottenere un titolo mondiale e a Roma - ricorda - eravamo dilettanti, non si guadagnava, era già un divertimento poter viaggiare, e soprattutto non si era stressati, si partecipava, ma vincere non era un obbligo». Oggi oltre alle ore estenuanti in acqua, un pallanuotista o un nuotatore deve affrontare lunghe sedute di palestra e poi si studiavano le tattiche». Anche quella per cui Pizzo si è guadagnato il soprannome di "Caimano": quando era fischiato un fallo, tutti i giocatori dovevano restare immobili, per permettere all'arbitro di controllare la situazione dall'alto della sua traballante barchetta. Allora era il momento di Pizzo: guadagnare qualche metro nuotando con gli occhi a pelo d'acqua, cercando di smuoverla il meno possibile, proprio come fanno coccodrilli e simili mentre cercano di cogliere di sorpresa la preda. È dunque per tutto questo che la Liguria l'ha scelto, dandogli l'onore di portare la fiaccola. Ma anche l'"onere". «Camminare? Assolutamente no! Almeno vorrei fare una figura degna di un ex atleta, e quindi mi sto allenando, anche se avrei preferito fare il percorso in acqua; lì mi sento molto più a mio agio». Pizzo si sta allenando con grande serietà: camminata a passo svelto per un'ora e un quarto circa, ogni tanto 150-200 metri trotterellati, a cui si aggiungerà presto qualche vasca in piscina, e anche se - dopo trent'anni passati a olezzare di cloro - «la voglia di preparare ciabatte, cuffia, shampoo» è venuta meno, l'acqua rimane comunque il grande amore. Una tabella di marcia, quindi, senza eccessive preoccupazioni. Qualche preoccupazione invece sussiste per l'organizzazione del passaggio della fiaccola alla Spezia e a Genova. La gestione del traffico stradale, per evitare inutili disagi, dovrà essere pianificata accuratamente dai sindaci, perché in queste due città la fiaccola arriverà come un anticipato regalo natalizio: oltre alle signore impellicciate impegnate nella corsa alla strenna più chic e a chi bisticcia per un parcheggio, ci sarà anche chi - in barba alle vetrine ammiccanti - vorrà immortalare lo sforzo atletico proprio o altrui. Sforzo breve, ma intenso, anche se in fondo la fiaccola pesa solo due chili.