«Sbagliato risanare i conti con i soldi dei dipendenti»

Polegato, presidente Geox: «Imprenditori, sindacati e Stato vogliono dividersi i risparmi degli italiani. Così si perde credibilità e non si rilancia l’economia»

Laura Verlicchi

da Milano

È il presidente di Geox, un marchio che in tutto il mondo rappresenta l’imprenditoria italiana. Proprio quella che, secondo Mario Moretti Polegato, la Finanziaria dovrebbe mettere - ma non lo ha fatto - al primo posto.
Quali sono le lacune della manovra, a suo avviso?
«Credo che stiamo vivendo un momento di confusione nelle parti sociali, e d’altra parte è difficile accontentare tutti. Ma occorre rendersi conto che l’impresa oggi rappresenta l’unica fonte di reddito: e intendo riferirmi a tutta la vita produttiva del Paese, artigiani e piccoli imprenditori compresi. Se non si parte da qui, qualsiasi risanamento è impossibile».
In che senso?
«È molto semplice: solo quando l’impresa va bene, lo Stato può tassare le aziende e risanare i debiti. Altrimenti, muore qualsiasi possibilità. Ecco perché insisto: la Finanziaria deve mettere al primo posto il rilancio del sistema produttivo, prima ancora dei debiti dello Stato. Questo significa investire sulle imprese e sulla loro cultura. E non bisogna dimenticare che le aziende sono fatte dagli imprenditori, ma anche dai dipendenti».
Immagino che si riferisca alla questione del Tfr.
«Certo. E vorrei essere chiaro: i soldi dei lavoratori non devono essere usati per risanare i bilanci dello Stato. Devono invece essere investiti per dare vere garanzie. Oggi, due parti sociali - industriali da un lato e stato, o sindacati che dir si voglia, dall’altra - si stanno dividendo i risparmi di chi lavora: risultato, le istituzioni perdono credibilità e l’incertezza aumenta. Io credo invece che si dovrebbe fare un referendum tra i lavoratori e chiedere a loro che cosa pensano del progetto di trasferire il Tfr all’Inps».
E quali ne sarebbero le conseguenze?
«Ci sono due possibilità. O la maggioranza dei lavoratori interessati dice no al progetto, perché preferisce lasciare i soldi in azienda, di cui si fida di più: e allora si dovrebbe avere il coraggio di cambiare rotta e sospendere tutto. Oppure, i lavoratori accolgono con favore l’idea. Ma in questo caso, lo Stato deve comunque pensare alle imprese colpite dalla perdita del Tfr, varando ammortizzatori per salvare le aziende piccole e medie. Quelle che spesso vivono sul filo di bilanci striminziti e soffrono per i ritardi dei rimborsi Iva».
Il governo invece insiste molto sui vantaggi che alle imprese deriveranno dal taglio del cuneo fiscale.
«Sì, certo, può essere una compensazione. Ma il problema vero è la mancanza di chiarezza dell’intero impianto della manovra, di cui non si vede chiaramente il progetto, al di là degli annunciati aumenti delle imposte. Faccio un esempio, che riguarda più le grandi imprese che le piccole, ma comunque è significativo: non si possono più detrarre i costi delle auto aziendali. Questo ovviamente avrà una ricaduta negativa, aumentando i costi per le imprese, che a loro volta si rifaranno aumentando il prezzo dei loro prodotti, con gli inevitabili riflessi negativi sui consumi».
Che cosa invece gli imprenditori vorrebbero trovare nella Finanziaria?
«Le risorse per investimenti mirati. Quindi non contributi generici, ma incentivi per rilanciare anzitutto la cultura aziendale. Oggi nel nostro Paese sono poche le aziende emergenti, e non è perché manchino i bravi imprenditori. È che non sono culturalmente aggiornati per entrare nel mercato globale in modo competitivo. La creatività è importante, ed è un vanto italiano: ma non basta, deve essere accompagnata dalla ricerca. E bisogna anche imparare a difendere la propria produzione dalla concorrenza, utilizzando maggiormente lo strumento del brevetto. Vorrei citare l’esempio della mia azienda, Geox: col brevetto della scarpa che respira, partendo da un settore maturo ho creato una multinazionale di successo, che oggi in Borsa vale circa 2,5 miliardi. Ma il mio caso e quello di poche altre aziende eccellenti non bastano».
Su che cosa si dovrebbe investire?
«Anzitutto sulla formazione. Incentivi per avvicinare le imprese alla scuola e all’università: bisogna puntare di più sui giovani e sulla loro crescita. Anche a livello imprenditoriale: io ero a Capri, al convegno dei giovani imprenditori, ma di giovani ne ho visti ben pochi. Invece, soprattutto al Sud, ce ne sono molti che non aspettano altro se non un’opportunità per iniziare la loro strada. Ben vengano quindi gli interventi a favore dell’imprenditoria giovanile. E infine, bisogna pensare a misure in favore delle aziende che esportano, quindi creano ricchezza per il Paese: per esempio, penso a linee di credito per facilitare gli investimenti e a risparmi di imposta che potrebbero essere contenuti nella manovra».