Scalfari e Moretti accusino se stessi

L’opinione pubblica è morta, dice Nanni Moretti, e di rincalzo, dal palco di Cortina Incontra, arriva Eugenio Scalfari che conferma la scomparsa della memoria con tutto ciò che ne consegue, a cominciare dallo smarrimento dell’idea del bene comune. Una diagnosi che in larga parte ci convince. Non ci convince, invece, l’attribuzione di questa responsabilità al berlusconismo trionfante.
Noi che non abbiamo perduto la memoria ricordiamo infatti i volti di quelli che da 15 anni ci hanno spiegato che le identità politiche erano un retaggio del Novecento, che la modernità si identificava nel governo di un leader, che i partiti erano rétro e che la nuova frontiera era la personalizzazione della politica. Quest’idea sciagurata di una democrazia elitaria fu battuta già nel ’94 da un Berlusconi che si pose alla testa di una diversa idea della democrazia, un’idea popolare e partecipata avendo, peraltro, guarda caso, tutte le caratteristiche invocate dagli stessi apprendisti stregoni. Era, infatti, un leader carismatico, aveva un linguaggio nuovo e diretto, non aveva né voleva avere una cultura politica di riferimento se non quella generica di un moderatismo alternativo alla sinistra comunista e aveva fondato un partito personale che era diventato il partito di maggioranza relativa.
Nel frattempo gli Scalfari, i Moretti, i Salvati e i tantissimi «teologi» del Nuovo Partito democratico continuavano a predicare il verbo della morte delle identità con l’annuncio messianico di un partito nuovo che altro non era che «nuovo». Un po’ troppo poco per i milioni di cittadini che attendevano un punto di riferimento politico dopo il crollo del comunismo internazionale e la disfatta socialista. E se il ricordo non ci tradisce, Repubblica due anni orsono fece una campagna stampa per dire appunto che il socialismo era morto. E noi, che socialisti non fummo mai, ne difendemmo, invece, l’attualità del pensiero politico. Il motivo di quella scelta è che noi eravamo e siamo convinti che se si desertifica la memoria e il sentimento di milioni di italiani il contraccolpo è per l’intera società, anche per quella parte come la nostra che ha una cultura politica diversa e alternativa. Ed è quello che sta accadendo.
Il buco nero del sistema politico italiano è dunque la sinistra nel suo insieme e la lontana scissione di Livorno del 1921 tra comunisti e socialisti sembra essere una sorta di maledizione di Montezuma per cui restiamo oggi l’unica tra le grandi democrazie europee a non avere più un Partito socialista di massa. E mentre un’ala del cosiddetto pensiero liberalriformista (termine generico che non scalda né il cuore né il cervello di nessuno) si preoccupava di cancellare il passato, l’altra ala, quella più strettamente legata ai circoli finanziari, gestiva il proprio potere alternando simpatie ora per il centrosinistra ora per il centrodestra, secondo la migliore tradizione italica. Da queste colonne più volte abbiamo gettato l’allarme per la lentezza della formazione nel centrodestra di un grande partito veramente democratico e con un’adeguata cultura di riferimento, vedendo il rischio di una involuzione dell’intero sistema politico. E continueremo a farlo. La desertificazione delle culture politiche, infatti, è un meccanismo che conquista territori sempre più vasti che parte dalla sinistra per raggiungere la destra, passando per il centro, rischiando così di mettere in soffitta quell’elaborazione critica del sapere e del potere che costituisce appunto l’opinione pubblica in una società democratica.
La responsabilità di questa involuzione, però, è tutta sulle spalle di chi ha predicato la scomparsa delle identità riuscendo a convincere finanche Veltroni di non essere mai stato comunista. Allora, invece di inveire contro Berlusconi e i suoi modelli culturali e politici, i Moretti, gli Scalfari, i Salvati e l’intera compagnia cosiddetta riformista dovrebbero crearne degli altri alternativi semmai ne siano capaci. Diversamente, chi è causa del suo mal pianga se stesso perché nel tentativo di costituire un Partito liberale di massa che non c’è né in Italia né in Europa e che mai ci sarà, questa splendida compagnia ha prodotto soltanto macerie politiche.
Geronimo