Scatta la caccia al supercommando islamico

Panico nelle stazioni sotterranee, orrore a Woburn Place: rottami e brandelli umani dopo lo sventramento del pullman a due piani

Andrea Nativi

Le tracce di esplosivo trovate nei luoghi degli attentati e il ritrovamento di uno o due ordigni inesplosi all'interno della metropolitana sono i primi elementi di evidenza tecnica su cui stanno lavorando gli investigatori. I quali, pur non trascurando alcuna opzione, puntano con decisione verso la pista islamica, sia per alcuni elementi di parallelismo tra la strage ferroviaria di Madrid e gli attacchi londinesi, sia perché ben pochi gruppi hanno la capacità organizzativa, le risorse tecniche, i soldi e il personale per pianificare ed eseguire un colpo del genere. E la cosmopolita Londra ospita, tra le centinaia di migliaia di tranquillissimi cittadini di fede islamiche, diversi elementi pericolosi, che già in passato hanno tentato di effettuare attacchi nella capitale.
Le bombe possono raccontare come sono state confezionate, posizionate, attivate, che tipo di esplosivo contenevano (si parla di un esplosivo militare come C4 o Rdx). Sono informazioni che daranno un significativo contributo alla ricerca e identificazione dei criminali.
Evidentemente l'attacco a Londra è il risultato di un accurato lavoro di pianificazione, comando e controllo ed intelligence che ha impegnato per mesi, se non per anni, un gruppo consistente di terroristi, almeno una dozzina tra «cervelli», tecnici, esecutori e addetti alla logistica. Un attentato di questo tipo non si improvvisa.
Londra infatti non è un bersaglio qualsiasi, è una delle città meglio protette, perché per decenni è stata esposta alla minaccia terroristica irlandese, mentre dall'11 settembre ha beneficiato di sostanziali investimenti per migliorare la sicurezza, la prevenzione e il contenimento dei danni in caso di attentato. Il personale delle forze di polizia ed intelligence è bene addestrato, ci sono sistemi elettronici di monitoraggio e sorveglianza presso tutti i potenziali obiettivi e le strutture di emergenza sono preparate per ogni evenienza, compresi gli attacchi Cbrn (chimici, biologici, radiologici, nucleari). Esercitazioni realistiche e complesse sono condotte regolarmente e questo ha probabilmente contribuito a ridurre il numero di vittime.
Si consideri che l'intelligence britannica era pressoché certa dell'intenzione dei terroristi di colpire la capitale almeno da un paio d'anni e la rete ferroviaria sotterranea metropolitana era stata individuata da tempo come obiettivo prioritario.
Per di più in occasione del G-8 l'attenzione era ancora maggiore, perché, pur in mancanza di segnalazioni specifiche, la possibilità di attentati, con pericolosità e matrice variabile, era considerata molto elevata.
E se è vero che il G-8 può aver avuto un effetto «diversivo» per servizi intelligence e forze di sicurezza, è anche vero che anche questo era stato considerato nella pianificazione delle misure di protezione.
I terroristi quindi hanno studiato con attenzione il dispositivo di sorveglianza che difende il «tube», hanno probabilmente effettuato simulazioni per verificare come piazzare le bombe e attivarle senza suscitare sospetti o allarmi, hanno scelto con cura quali linee e convogli colpire per massimizzare la strage. Si può pensare all'utilizzazione di timer, magari con ricorso della funzione sveglia di telefoni cellulari, ma non per comandare la detonazione a distanza, perché il funzionamento dei cellulari sui treni sotterranei è impossibile o difficoltoso.