Scatta la corsa al Synfuel: «Economico ed ecologico»

Enrico Artifoni

La svolta è vicina. In attesa dell'avvento dell'idrogeno, dato ormai per scontato, ma ipotizzabile solo a partire dal 2020-2030, l'industria dei trasporti può cominciare a ridurre la sua dipendenza dal petrolio. L'alternativa c'è. Anzi, ce ne sono molte: dai biocarburanti al combustibile sintetico ricavato dal gas naturale all'elettricità fornita dalle batterie di nuova generazione. Nei prossimi anni saranno loro a rimpiazzare almeno in parte, per un buon 20 per cento e forse addirittura il 30, la madre di tutte le fonti energetiche sulle nostre auto. Lo dicono all'unisono gli esperti di tutto il mondo riuniti dalla Michelin a Kyoto per la settima edizione del Bibendum Forum & Rally, il più importante evento internazionale dedicato alla mobilità sostenibile. Dunque, pochi mesi dopo l'entrata in vigore dell'ormai famoso Protocollo per la riduzione delle emissioni di gas serra è ancora l'antica città giapponese, con i suoi templi una volta fulgidi e oggi avvolti in una pesante cappa di smog, a tenere a battesimo i nuovi sistemi di spostamento delle persone e delle merci. Con la benedizione di sua altezza imperiale, la principessa Takamado, madrina interessata all'evento soprattutto come madre, «perché il nostro futuro è nell'educazione dei figli al rispetto e alla salvaguardia della natura».
Forse non è un caso che pure il Giappone, sordo fino a l'altro ieri a quanto fosse in odor di ecologia, abbia deciso di farsi carico del problema, con quella politica dei piccoli passi che lo contraddistingue: esperimenti pilota di trasporto urbano con biodiesel oggi, norme più severe sulle emissioni delle auto dal prossimo ottobre, incentivi per le auto «pulite» dal 2006 e il decollo dei veicoli a fuel cell fra il 2010 e il 2020. Le ricette variano da Paese a Paese, ciascuno gioca in proprio ma gioca, perché l'effetto serra oggi è una realtà ammessa da tutti. Per tornare a casa nostra, in Italia e nel resto d'Europa si prospetta un mix di alternative pulite al petrolio. Il biodiesel e il biogas, in particolare, stanno prendendo piede in alcune aree dove ne è stata avviata la produzione perché sono convenienti, hanno una buona resa e soprattutto non costringono gli utenti a cambiare la propria auto. Tutte da scoprire sono poi le carte del synfuel, cioè il carburante sintetico ricavato dal gas naturale, da pochi giorni in vendita anche in Italia. Secondo Klaus Peter Schindler di Volkswagen, che lo ha sviluppato in partnership con Shell, «somma i vantaggi della benzina a quelli del gasolio». E non costa più della verde. Singolare la posizione degli Usa, che il protocollo di Kyoto non lo hanno adottato in quanto ritengono che a un problema vero dà soluzioni sbagliate, che strangolano la crescita economica. «Per sviluppare la tecnologia dell'energia pulita noi puntiamo sulla partnership fra governi, industria e università», puntualizza Kevin Maher, consigliere della Casa Bianca per la scienza e la tecnologia. «Finanziamo progetti di ricerca per 5,5 bilioni di dollari l'anno e ne spendiamo altri 3,5 per incentivi all'acquisto di auto ibride, con motori a benzina ed elettrici, e delle vetture a idrogeno con fuel cell». Al Bibendum di Michelin non poteva mancare, poi, il convitato di pietra a ogni dibattito con implicazioni economiche. Sì, la Cina. Sfruttando la propria leadership nella produzione di batterie, Pechino ha deciso di puntare sui veicoli elettrici. «Dal 2004 ne incoraggiamo la produzione e gia oggi le auto elettriche circolano su larga scala in 19 città e regioni». Parola di Ma Song De, viceministro cinese della scienza e della tecnologia. Dietro l'angolo, fra il 2007 e il 2015, c'è la nuova generazione di pile ai litio-polimeri e con l'impiego della nanotecnologia che promette meraviglie. Lo stesso Edouard Michelin si è detto stupito dei progressi che si stanno facendo in questo campo. E proprio la Michelin, oltre a promuovere il Bibendum, sta dando un grande contributo alla mobilità sostenibile con lo sviluppo di pneumatici che resistono sempre meno all'avanzamento, riducendo così sensibilmente il consumo di energia. «La sfida è cominciata», conclude il numero dell'azienda francese. «Lo dicono anche i cinesi, affamati di petrolio come sono, che il 21° secolo sarà quello del passaggio a nuove tecnologie del trasporto».