Le scelte folli della Fiom e l’inevitabile tramonto della Cgil

Landini si limita a rifiutare ogni recupero di produttività. E la Camusso non fa nulla per rimediare

Dopo che la Fiom-Cgil si era rifiutata di cercare un accordo con la Fiat sulla ex Bertone, dove si voleva rilanciare la produzione di Maserati, ieri le rappresentanze sindacali interne - tra le quali la Fiom ha la maggioranza - hanno invitato i lavoratori a votare «sì» alle proposte del Lingotto. Maurizio Ladini, segretario nazionale del sindacato dei metalmeccanici più di sinistra, se ne è uscito con dichiarazioni tra le più strampalate. Da una parte ha detto che «quella dei delegati è una risposta straordinaria a una situazione straordinaria». Dall’altra ha affermato che «il referendum è illegittimo e la Fiom andrà avanti sulla strada dei ricorsi».

Qualche informazione per orientarsi meglio: la fabbrica di Grugliasco in questione raccoglieva operai di alta professionalità, ma in cassa integrazione da diversi anni. La Fiat proponeva una ripresa di produzione. Un ampio nucleo di lavoratori influenti nella Fiom erano ostili alla ripresa perché spesso occupati altrove e più interessati a qualche forma di prepensionamento. Un sindacalista con un minimo di buon senso avrebbe accettato la proposta di Sergio Marchionne e rilanciato un’unità produttiva destinata ad avere un futuro. Ma il buon senso non abita più in casa del sindacato «fiommino», orientato solo da un ideologismo esasperato per cui il problema non è costruire lavoro e poi cercare di migliorare le condizioni operaie ma solo quello di contrapporsi al «marchionnismo» cioè a qualunque scelta di recupero di produttività.

Da tempo l’ideologismo prevale in un sindacato che all’inizio del novecento con Bruno Buozzi era stata fucina di serio riformismo ed era stata scuola di realismo anche con sindacalisti comunisti come Agostino Novella. No, gli allievi di un estremista integrale come era stato Claudio Sabattini leader dei metalmeccanici «cigiellini» negli anni Ottanta hanno superato il maestro che manteneva un certo fiuto sindacale e ormai si gettano a capofitto in ogni scontro ideologico, e finiscono sconfitti non solo dalla controparte ma anche dal ridicolo.

Votate sì, ma poi faremo ricorso. Questa cervellotica posizione di Landini segue quell’altro capolavoro che è stato portare il contratto dei metalmeccanici firmato nel 2009 solo dalla Fim-Cisl e dalla Uilm in tribunale, con il risultato che i giudici hanno dato ragione al sindacato della Cgil e hanno sentenziato che i lavoratori iscritti alla Fiom potevano rinunciare agli aumenti concordati con gli altri sindacati. Sulla scia della sinistra italiana anche i fiommini hanno deciso che ormai l’unica via per risolvere i problemi è dare tutto il potere alla magistratura, con il bel risultato che oltre a distruggere la politica adesso si tenta di distruggere anche l’industria, una realtà anche più difficile da ricostruire.

Vedendo le numerose sconfitte nelle elezioni dei delegati, le batoste nei referendum, le fughe degli iscritti (a iniziare dall’ex Bertone) si ha la sensazione che si potrebbe verificare uno smottamento in un’organizzazione che pure è stata gloriosa. Né è prevedibile che le avventure dei folli fiommini produrranno una guida più saggia della Cgil. Susanna Camuso aveva ereditato una confederazione immobilizzata dal burocratismo di Guglielmo Epifani, ha avuto diverse occasioni per fare i conti con il massimalismo innanzi tutto dei suoi metalmeccanici, ma si è sempre ritirata. Ha preferito andare ai raduni antiberlusconiani al Palasharp, piuttosto che correggere la deriva della confederazione che dirige. Si è presa così anche una meritata risposta sprezzante sul Corriere della Sera da parte di Dario Di Vico, che all’inizio aveva sperato in lei, quando si è unita alla demagogia sull’apertura dei negozi alla domenica. Anche lei appare sempre più fuori tempo massimo. Il sindacato svolge una funzione fondamentale in una società democratica. Ma non è obbligatorio che tutte le sigle sindacali abbiano un futuro. È crollato persino l’impero romano non è impossibile che volga al tramonto un’organizzazione che pure ha contribuito a fare la storia dell’Italia come la Cgil.